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Legittima difesa, decide solo il giudice PDF Stampa
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di Guido Neppi Modona

 

Il Dubbio, 14 giugno 2019

 

Non credo che il tabaccaio di Pavone Canavese, che pare abbia sparato dal balcone di casa sette colpi di pistola contro tre ladri dopo che era scattato l'allarme antifurto del negozio, fosse al corrente dei contenuti della recentissima riforma della legittima difesa.

Probabilmente però era stato raggiunto dalle dichiarazioni del ministro dell'interno che il 26 aprile, in occasione dell'approvazione della "sua" legge che modificava la legittima difesa, aveva parlato di "un bellissimo giorno per gli italiani in cui viene riconosciuto il sacrosanto diritto alla legittima difesa", tra l'altro esibendo nel corso della conferenza stampa la storica maglietta recante la scritta "la difesa è sempre legittima".

La legittima difesa "classica" era disciplinata dall'art. 52 del codice penale del 1930 con una formulazione semplice e sintetica: in un unico comma di poche righe si stabiliva che non è punibile chi ha commesso un reato (ad esempio ha sparato e ucciso) per esservi stato costretto dalla necessità di difendere la vita e l'incolumità fisica e anche i propri beni contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta (ad esempio l'aggressione di ladri o rapinatori), sempreché la reazione di difesa dell'aggredito fosse proporzionata all'offesa.

Per oltre 75 anni l'art. 52 ha funzionato egregiamente: una consolidata giurisprudenza ha stabilito che si poteva reagire legittimamente solo contro un'aggressione in atto (e non anche contro un aggressore in fuga), che la proporzione tra la difesa e l'offesa andava intesa nel senso che non si poteva reagire sparando contro un ladro disarmato, non essendovi proporzione tra la tutela del patrimonio e il bene della vita dell'aggressore.

Negli ultimi mesi del terzo Governo Berlusconi una legge del 2006 ha introdotto la c. d. legittima difesa "domiciliare", al fine di apprestare una più efficace tutela per la le vittime di furti nell'abitazione e in ogni luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale. Sono stati così aggiunti due commi nell'art. 52 del codice penale, grazie ai quali si ritiene sussistere il requisito della proporzione tra difesa e offesa se l'aggredito usa un'arma da lui legittimamente detenuta al fine di difendere la propria incolumità ovvero i suoi beni, sempreché non vi sia desistenza e permanga il pericolo di aggressione. Dovrà comunque essere sempre il giudice a valutare se sussistono i requisiti della legittima difesa, anche nella situazione del c. d. eccesso colposo, cioè quando la vittima del furto ha ritenuto per errore di essere vittima di un'aggressione, mentre in realtà non vi erano gli estremi per reagire in stato di legittima difesa.

Dopo 13 è anni è intervenuta la riforma Salvini, forse per tradurre in termini giuridici il motto che "la difesa è sempre legittima". Ne è sortito un groviglio incomprensibile per il comune cittadino e da cui sarà difficile districarsi anche per le più raffinate menti giuridiche. Limitandoci ai casi di eccesso colposo (il tabaccaio di Pavone Canavese potrebbe appunto essere indagato per omicidio colposo), nell'art. 55 del codice penale è stato aggiunto un secondo comma che, in riferimento alla legittima difesa "domiciliare", esclude la punibilità se chi ha sparato per difendere la propria incolumità si trovava in condizioni di tempo, di luogo o di persona tali da ostacolare la difesa, ovvero "in stato di grave turbamento, derivante dalla situazione di pericolo in atto". Quest'ultima condizione, assai stravagante e sinora sconosciuta nell'ordinamento giuridico, è di pressoché impossibile interpretazione: è presumibile che chi si trova esposto ad una aggressione che mette in pericolo la propria vita e/ o i propri beni rimanga quantomeno un po' turbato, ma rimane il problema di quali siano le manifestazioni del turbamento "grave", che deve essere coevo alla situazione di pericolo in atto, per cui ai fini dell'esclusione della punibilità non dovrebbe avere rilievo uno stato di grave turbamento che perdura quando il pericolo è cessato essendo gli aggressori in fuga.

Per fortuna la nuova disciplina non opera automaticamente, ma vi sarà sempre un giudice chiamato a interpretarne il significato in rapporto alle condizioni generali della legittima difesa "domiciliare", a stabilire i criteri interpretativi del grave turbamento, e anche a verificare gli eventuali profili di illegittimità costituzionale della norma introdotta.

 

 

 

 

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