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Legittima norma italiana che limita patteggiamento alla modifica dei fatti PDF Stampa
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Il Sole 24 Ore, 14 giugno 2019

 

Corte Ue - Sentenza 13 giugno 2019 - Causa C-646/17. È legittima la normativa italiana che consente agli imputati di patteggiare in dibattimento unicamente quando mutano i fatti contestati e non quando muta la loro qualificazione giuridica. Lo ha stabilito la Corte Ue, sentenza nella Causa C-646/17, del 13 giugno.

Il caso - In un procedimento penale italiano, l'imputato, accusato di ricettazione, ha confessato di averli rubati. Nel corso del dibattimento, il pubblico ministero non ha però modificato l'imputazione - da ricettazione a furto - lasciando espressamente al giudice del Tribunale di Brindisi il compito di riqualificare i fatti. Questa decisione del Pm ha provocato il rigetto della domanda di patteggiamento presentata dall'imputato. Dopo l'inizio del dibattimento, infatti, il patteggiamento è ammissibile solamente se l'imputazione viene modificata per l'addebito di un fatto storico nuovo o diverso, mentre, nel caso di specie, era necessaria soltanto una riqualificazione giuridica del medesimo fatto.

Il rinvio - A questo punto il Tribunale di Brindisi si è rivolto alla Corte di giustizia per chiedere se una simile differenziazione tra gli effetti della modifica dell'accusa - a seconda che si tratti di modifica in fatto o di modifica in diritto - che comporta anche delle sostanziali disparità in merito all'esercizio del diritto di difesa, come l'ammissibilità o meno dell'istanza di patteggiamento, sia compatibile con il diritto dell'Unione.

La decisione - Per la Corte di Lussemburgo il diritto dell'Unione non osta a una normativa nazionale, come quella italiana, secondo cui l'imputato può domandare, nel corso del dibattimento, il patteggiamento nel caso di una modifica dei fatti su cui si basa l'imputazione, e non, invece, nel caso di una modifica della qualificazione giuridica dei fatti oggetto dell'imputazione. Con riferimento al dibattimento penale, più specificamente, la Corte rileva che l'effettività della difesa non esclude che la qualificazione giuridica dei fatti contestati possa essere modificata o che nuovi elementi di prova possano essere inseriti nel fascicolo nel corso della discussione. In ossequio al fondamentale diritto di difesa, siffatte modifiche e siffatti elementi devono però essere comunicati all'imputato o al suo avvocato in un momento in cui questi ultimi abbiano ancora la possibilità di reagire in modo effettivo, prima della deliberazione.

La Corte sottolinea poi che gli Stati membri restano comunque liberi di assicurare un livello di tutela più elevato di quello garantito dal diritto dell'Unione e dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (Cedu), come interpretate dalla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Infine, la Corte conclude che sia il diritto all'informazione garantito dalla direttiva sia il diritto di difesa garantito dalla Carta risultano rispettati. Infatti, né l'uno né l'altro implicano l'obbligo di riconoscere all'imputato la facoltà di chiedere il patteggiamento nel corso del dibattimento.

 

 

 

 

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