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Csm in crisi, l'ira di Mattarella: "mai interventi sulle nomine" PDF Stampa
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di Liana Milella

 

La Repubblica, 13 giugno 2019

 

Dopo Spina, lascia Morlini: "Commessa una leggerezza, vado via per senso di responsabilità" Oggi nuovo plenum del Consiglio, che rischia di decadere se dovesse scendere sotto il tetto dei dieci componenti togati. A Palazzo Marescialli si dimette un secondo consigliere. Via all'azione disciplinare per i quattro autosospesi. L'incubo dello scioglimento anticipato.

La nota della presidenza: "Con Lotti ultimo incontro ad agosto". Il Csm decisamente vacilla. Potrebbe essere costretto all'auto scioglimento. Il mercato delle nomine per le più grandi procure italiane, Roma in testa, e i numerosi consiglieri coinvolti - cinque ufficiali, altri nelle carte di Perugia, su 24 (16 togati e 8 laici) - sconvolgono il palazzo. Mattarella, di fronte alle indiscrezioni che lo vorrebbero parte attiva nella scelta dei capi degli uffici, mette un punto fermo, "mai intervenuto per suggerire un nome, solo criteri generali".

Ma il fulmine della giornata sono le 4 azioni disciplinari dalla Procura generale della Cassazione che raggiungono altrettanti consiglieri autosospesi da una settimana, di cui uno solo - Gianluigi Morlini di Unicost, la corrente centrista delle toghe - opta per lasciare il Consiglio. Mentre gli altri tre, tutti di Magistratura indipendente, il gruppo più di destra delle toghe, resistono. Oggi un plenum straordinario sancirà, per uno di loro, almeno l'esclusione dalla sezione disciplinare, che dovrà occuparsi proprio di lui.

Una contraddizione clamorosa. Un caos. Allo scoperto dopo giorni Partiamo da qui, dalle fonti ufficiali del Colle. Dopo giorni di voluto silenzio, in cui Sergio Mattarella ha taciuto pur nella duplice veste di capo dello Stato e del Csm, affidando la gestione del drammatico caso al vice presidente di Palazzo dei Marescialli David Ermini, adesso il presidente parla.

Non solo per dire che non s'è mai occupato di nomine, che non ha mai ricevuto il deputato pd Luca Lotti per parlare della sua inchiesta, ma soprattutto che il Quirinale non gestisce alcun tipo d'informazioni giudiziarie da diffondere. Secondo il Colle la misura è colma, perché troppe indiscrezioni lasciano intendere che Mattarella avrebbe dato suggerimenti per promuovere una toga piuttosto che un'altra. Le fonti precisano che Mattarella non ha mai parlato con nessuno di specifiche nomine di magistrati, a partire dalla procura di Roma.

È vero invece che il presidente, in via generale, ha richiamato più volte i consiglieri del Csm al rispetto rigoroso dei criteri obiettivi e delle regole. In particolare, convocando al Colle i consiglieri, ha raccomandato di seguire l'ordine temporale. È del tutto falso che si sia mai occupato della procura di Gela. Netta la smentita di un suo incontro recente con il dem renziano Lotti. Poiché l'agenda del presidente è pubblica, da essa risulta che l'ultimo incontro risale al 6 agosto 2018. E certo non si parlò del caso Consip.

Le regole violate Hanno violato le lettere "d" e "u" dell'ordinamento giudiziario del 2006, nella parte in cui stabilisce le colpe disciplinari. Morlini, Cartoni, Lepre e Criscuoli hanno tenuto "comportamenti non corretti" quando in un dopocena hanno incontrato Lotti con Luca Palamara, il pm di Roma all'origine dell'inchiesta di Perugia toghe sporche. E hanno "divulgato atti coperti dal segreto istruttorio e sono venuti meno al dovere di riservatezza". I quattro ieri mattina erano al Csm, hanno mostrato la contestazione disciplinare firmata dal Pg della Cassazione, Riccardo Fuzio. Morlini, che il giorno prima aveva lasciato Unicost, si dimette. Ammette di "aver compiuto un errore", lo derubrica a "leggerezza", ma per "senso di responsabilità istituzionale" decide di lasciare.

Gli altri tre resistono spalleggiati dai vertici di Magistratura indipendente, in primis il segretario Antonello Racanelli, anche lui un ex Csm, oggi procuratore aggiunto di Roma. Le incognite sul futuro Sono ore drammatiche a Palazzo dei Marescialli. Si fanno i conti per verificare se questo Csm può sopravvivere a se stesso. Soprattutto se dovessero giungere i nomi di nuovi incolpati da Perugia. Per assurdo proprio Magistratura indipendente, la corrente più colpita, fa la voce grossa e tiene in scacco il Consiglio.

Lo stesso Racanelli lo ha teorizzato in un'intervista, i suoi togati non si possono dimettere o Mi non sarebbe più la prima corrente con 5 esponenti, ma si ridurrebbe a 2, visto che i tre che subentrano appartengono in due al gruppo di Piercamillo Davigo, uno alla sinistra di Area. Ecco spuntare la proposta, di cui si discuteva ieri, di costringere i tre subentranti alla rinuncia (peraltro il davighiano Marra oggi è fuori ruolo in via Arenula) per elezioni in blocco per 5, o forse 7 nuovi esponenti. Ma di fatto sarebbe la fine dell'attuale Csm, che sotto i 10 togati su 16 non può scendere.

 

 

 

 

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