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Intercettazioni, slitta la riforma. Nell'archivio tutte le comunicazioni PDF Stampa
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di Giovanni Negri

 

Il Sole 24 Ore, 13 giugno 2019

 

 

Più tempo per la riforma delle intercettazioni. Con il decreto sicurezza bis, approvato dal Consiglio dei ministri di martedì, si affidano altri 6 mesi al ministero della Giustizia per mettere a punto la nuova disciplina che modificherà quanto previsto dalla riforma Orlando. Sarebbe peraltro più corretto sostenere che l'azzererà, tenendone in piedi solo qualche aspetto. Perché, come noto, la proposta Orlando che sarebbe dovuta andare in vigore a luglio dell'anno scorso, indirizzata a conciliare diritto alla privacy e salvaguardia delle necessità investigative, non ha mai convinto il ministro della Giustizia del Governo gialloverde Alfonso Bonafede. Che ne dispose subito il congelamento, di fatto prorogato l'altra sera sino alla fine di quest'anno.

Al ministero si sta però già mettendo a punto un modello che in buona parte ricalcherà la situazione preesistente, conservando però l'ormai realizzato, presso quasi tutte le procure, archivio riservato, nel quale dovranno confluire tutte le intercettazioni effettuate, lasciandovi collocate anche quelle ritenute irrilevanti dopo la valutazione di stralcio. Resterà fermo il diritto alla copia da parte dell'avvocato, che era stato invece eliminato dalla riforma Orlando. Quest'ultima vietava la trascrizione, anche sommaria, delle comunicazioni o conversazioni irrilevanti per le indagini e di quelle su dati personali sensibili, imponendo che nel verbale fossero indicate solo la data, l'ora e il dispositivo su cui la registrazione è stata effettuata. Il pubblico ministero, a cui spettava di verificare l'irrilevanza delle comunicazioni intercettate o di chiederne la trascrizione aveva poi il compito di dettare le istruzioni e le direttive necessarie agli ufficiali di polizia giudiziaria per rendere concreto l'obbligo di informare il pm sui contenuti delle conversazioni di dubbia rilevanza.

Per Bonafede una legge bavaglio, che sotto la maschera di volere tutelare la riservatezza di chi poteva finire coinvolto in intercettazioni del tutto insignificanti sul piano investigativo, nascondeva invece la volontà di tutelare soprattutto gli esponenti politici. Divisi poi i pubblici ministeri. Dove alcune Procure avevano anticipato la riforma mettendo a punto, come a Roma, sotto la direzione Pignatone, un proprio modello di protezione della privacy. A ruota seguirono poi altri uffici come quello di Torino e Napoli.

Ma sulla stessa riforma Orlando a pronunciarsi in maniera critica era stata la stesa Anm sostenendo che a venire compromessi sarebbero stati sia il diritto di difesa sia soprattutto il lavoro d'indagine. Le intercettazioni, sosteneva l'Associazione nazionale magistrati, continuano a rappresentare uno strumento indispensabile di investigazione, fondamentale nel contrasto a reati gravi come, per esempio, la corruzione. E su questo punto va invece sottolineato come la legge "spazza-corrotti", questa sì fortemente voluta da Bonafede, criticata sotto alcuni profili (anche di costituzionalità), ha almeno reso possibile l'utilizzo dei virus informatici anche per la corruzione, con immediati risultati come testimoniato dalla recente indagine dei Pm di Perugia sui fatti di presunta corruzione che sono arrivati a coinvolgere esponenti attuali e passati del Csm.

 

 

 

 

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