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Sea Watch salva 53 migranti. Salvini: "È una nave pirata" PDF Stampa
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di Carlo Lania

 

Il Manifesto, 13 giugno 2019

 

Nuove accuse del ministro a magistratura e alla ong: Che replica: "Non può calunniarci". Appena il tempo di essere varato dal consiglio dei ministri e il nuovo decreto sicurezza, pensato per colpire le navi delle ong, viene utilizzato come un'arma da Matteo Salvini. Il ministro degli Interni approfitta del salvataggio di 53 migranti compiuto ieri mattina al largo della Libia dalla Sea Watch 3, che accusa di essere una "nave pirata", per tornare ad attaccare la ong tedesca e i magistrati: "È evidente il collegamento tra scafisti e alcune ong - dice.

Probabilmente solo qualche procuratore non se ne accorge, ma i resto del mondo sì". Infine la minaccia di applicare le norme appena varate e che oltre a una multa tra i 10 mila e i 50 mila euro per il comandante prevedono anche il sequestro della nave nel caso dovesse fare rotta verso l'Italia: "Non vediamo l'ora di usare i nuovi strumenti del decreto sicurezza bis per impedire l'accesso alle nostre acque territoriali". Alle parole del leghista ha risposto la portavoce di Sea Watch, Giorgia Linardi: "Salvini non ha alcun diritto di calunniarci - dice. Lo fa per via della sua posizione ma dovrebbe assolutamente astenersi da questi commenti".

Ieri sera la Sea Watch 3 navigava ancora in acque internazionali in attesa dell'indicazione di un porto sicuro che difficilmente arriverà in tempi brevi. L'ultimo caso destinato ad aprire uno nuovo scontro tra governo gialloverde e la ong comincia dodici ore prima, verso le 9,53 del mattino, quando l'aereo Colibrì che collabora con la ong tedesca nella pattugliamento del Mediterraneo centrale avvista un gommone carico di migranti e informa le autorità italiane, maltesi, libiche e dell'Olanda, paese di bandiera della Sea Watch 3. Alle 15,30 la nave arriva i prossimità del gommone che si trova a circa 47 miglia al largo di Zawiya, uno dei principali punti di partenza libici del barconi. In piene acque internazionali quindi e non, come affermerà più tardi, "in zona Sar libica". Nel frattempo la Guardia costiera libica aveva comunicato di aver assunto il coordinamento delle operazioni. "Giunti sulla scena, priva di alcun assetto di soccorso - scrive ancora l'ong - abbiamo proceduto al salvataggio, come il diritto internazionale impone". Sea Watch aggiunge che una volta completato il soccorso, e con i 53 migranti già a bordo della nave, è arrivata una motovedetta libica che si è limitata ad osservare quanto stava accadendo. Tra le persone tratte in salvo, la maggior parte delle quali provenienti dall'Africa subsahariana, anche nove donne e quattro minori, due dei quali non accompagnati.

Appreso del salvataggio, Salvini parte all'attacco: "Non rispettando le indicazioni della Guardia costiera libica è l'ennesima atto di pirateria di un'organizzazione fuorilegge", dice il ministro dimenticando che la ong tedesca opera in legalità e che la nave è stata dissequestrata il 1 giugno scorso dalla procura di Agrigento. Una possibilità che adesso, stando a quanto previsto dal nuovo decreto sicurezza bis, potrebbe non ripetersi visto che eventuali sanzioni contro la ong, nel caso entrasse in acque territoriali italiane senza il permesso del Viminale, verrebbero decise direttamente dal prefetto. Resta da vedere quindi cosa deciderà adesso la ong, se forzare la mano e dirigere verso un porto italiano, con le conseguenze che questa scelta comporterebbe, o restare in attesa in alto mare.

Intanto si è riacceso lo scontro politico: "Mentre dal Veneto alla Sicilia si allungano ogni giorno di più le ombre sulla Lega e sui suoi rapporti opachi - accusa Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana - il ministro dell'Interno non torva di meglio che scatenare anche oggi la sua dose di accuse strampalate e di parole velenose verso quelle organizzazioni che nel Mediterraneo salvano i migranti".

Ieri, infine, Medici senza frontiere e Sos Mediterranée hanno comunicato il numero dei migranti morti da quando, un anno fa, il governo gialloverde ha annunciato la chiusura dei porti: "Almeno 1.151 persone, uomini, donne e bambini vulnerabili, mentre oltre 10 mila sono state riportati forzatamente in Libia, esposte a ulteriori e inutili sofferenze", hanno denunciato le due ong.

 

 

 

 

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