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La prescrizione? Prima si accorci la durata dei processi PDF Stampa
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di Bruno Ferraro*

 

Libero, 12 giugno 2019

 

Il quadro disegnato dal primo presidente della Corte di Cassazione nella relazione di apertura dell'anno giudiziario 2019 indurrebbe a un certo ottimismo. Nel 2018 sono calati rispetto all'anno precedente sia i procedimenti civili (-4,85%) sia quelli penali (-4,1%).

Il numero delle pendenze è però ancora elevato ed è salita la durata dei procedimenti penali, passata in primo grado da 369 a 396 giorni: dato compensato dalla riduzione di durata registratasi in grado di appello (da 906 ad 861 giorni), laddove cioè pesantemente incide la prescrizione che comporta una massiccia definizione (pari ad un quarto) dei procedimenti demandati al giudice di secondo grado che si concludono con una sentenza senza entrare nel merito delle vicende giudicate.

Fin qui i freddi numeri, sui quali ognuno può esercitarsi a seconda dell'angolazione di partenza. Ho troppa dimestichezza con la materia per cedere anch'io a questa tentazione. I mali della giustizia sono antichi, le ricette sono state tante ma i risultati non sono stati mai pari alle aspettative. Non esistono leggi buone o cattive, ma uomini che le rendono tali.

Prendiamo la prescrizione. In ogni Paese civile non è accettabile che un cittadino possa essere giudicato a distanza di moltissimi anni dai fatti, quando ad esempio il minore è diventato adulto e il giovane si è trasformato in un tranquillo padre di famiglia. La prescrizione è un istituto in voga in tutti i Paesi, fatta eccezione per quei delitti gravi (come l'omicidio volontario) dichiarati imprescrittibili. È poi vero anche che gli avvocati, chiamati a fare gli interessi del cliente, tirino per le lunghe, dilatando i tempi del processo di primo grado ma soprattutto allungando quelli di appello e Cassazione con ricorsi privi di reale fondamento.

A quale dei due interessi, della giustizia astrattamente intesa e dei cittadini colpevoli o danneggiati, deve darsi la precedenza? Il nostro legislatore ha scelto di recente, con norme non ancora definitive, di stabilire uno stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado e a partire dal 2020. È un bene o un male? Solo il tempo potrà rispondere. La stessa magistratura ha chiesto una riforma strutturale del processo penale, perché sarebbe paradossale che tutto rimanga come prima in termini di durata dei procedimenti.

Ne guadagnerebbero solo i magistrati che non verrebbero chiamati a giustificarsi per aver fatto decorrere la prescrizione senza pervenire ad un giudizio di merito. In passato, vigente il codice Rocco, la prescrizione determinava un'iniziativa del ministro per individuarne le cause. In seguito, col codice Vassalli e del processo accusatorio, le prescrizioni sono diventate quasi normali. Eppure è la giustizia che ne esce sconfitta.

Occorre quindi che i magistrati si rimbocchino le maniche e che i tempi dei vari atti subiscano un'accelerazione. Il ministero dovrà mettere a disposizione le strutture necessarie, ma dovrà essergli riconosciuto anche un ruolo di controllo sull'andamento della giustizia nei tribunali.

 

*Presidente Aggiunto Onorario Corte di Cassazione

 

 

 

 

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