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Non vollero tornare in Libia: assolti. E Salvini è smentito PDF Stampa
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di Antonio Massari

 

Il Fatto Quotidiano, 25 maggio 2019

 

Riconosciuta la legittima difesa agli africani che "dirottarono" un mercantile: era il primo caso Diciotti. Se l'intento del Viminale, con il decreto Sicurezza bis, era quello di multare con 5 mila euro le Ong per ogni migrante salvato in acque internazionali vicino alla Libia e portato in Italia, il Tribunale di Trapani ha disinnescato qualsiasi velleità.

L'argomentazione è insormontabile: i due "dirottatori" della Vos Thalassa, il rimorchiatore che 1'8 luglio 2018 soccorse 67 migranti, sono stati assolti e scarcerati perché - come anticipato ieri dal Corriere della Sera - "il fatto non costituisce reato" in quanto è "scriminato dalla legittima difesa". Tra i primi a chiedere l'arresto di Ibrahim Tijani Bushara e Ibrahim Amid fu proprio Matteo Salvini.

Secondo le accuse i due, quando il comandante della Vos Thalassa decise di indirizzare il rimorchiatore verso la Libia, si rivolsero a lui facendogli un segno che si poteva interpretare come una gola tagliata. Un segno che l'accusa interpretò come una minaccia di morte. E che innescò l'accusa di dirottamento del rimorchiatore.

Secondo la difesa, invece, quel segno stava a significare ben altro: tornare in Libia equivaleva a morire. Salvini in quei giorni dichiarò che erano "delinquenti" e dovevano "scendere in manette" e finire in "galera". A Salvini si accodò il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che chiedeva la loro punizione "senza sconti". Infatti sono stati in carcere dieci mesi. Ora però, secondo il Tribunale di Trapani, i due non commisero alcun reato.

Anzi. Era "legittima difesa". E questo significa che, tornare in Libia, per il Tribunale di Trapani era pericoloso per la loro incolumità. Un'argomentazione che da oggi in poi varrà per qualsiasi Ong decida di non riportare i migranti soccorsi sulle coste libiche. E che disinnesca qualsiasi velleità di multare i volontari con multe che dissanguerebbero le casse delle Ong. La sentenza del giudice Piero Grillo, che dopo aver assolto i due "dirottatori" ne ha ordinato la scarcerazione immediata, ha quindi un immediato riflesso sulla politica del governo gialloverde sull'immigrazione. E probabilmente non sarà l'unica.

Nei prossimi giorni, infatti, si attendono gli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Agrigento sul comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, e del capo missione della Ong Mediterranea, Luca Casarini, indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per aver portato in Italia, dopo averli soccorsi a marzo, 50 naufraghi nelle acque libiche. Interrogato dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, Casarini ha dichiarato che non avrebbe mai portato i naufraghi in Libia perché non ritiene che Tripoli disponga di un porto sicuro.

Sulla base di queste dichiarazioni, la procura siciliana ha avviato un'indagine per verificare se davvero, la Libia, sia nelle condizioni di offrire un porto sicuro oppure no. Per questo motivo è stato contattato anche l'Imo, l'organizzazione marittima internazionale. Se la Procura di Agrigento dovesse stabilire con una sentenza che la Libia non è in grado di fornire un porto sicuro, sarà impossibile contestare ai volontari delle Ong la decisione di non obbedire alla richiesta della Guardia Costiera libica, quando coordina l'intervento di soccorso e chiede il trasporto dei naufraghi sulle coste della Libia.

E non si potrà contestare loro, in questa situazione, il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La sentenza del tribunale di Trapani, sebbene con altre motivazioni giuridiche, già anticipa questo scenario: ribellarsi alla decisione di essere riportati in Libia, per i migranti, non è un reato ma, appunto, esercizio della "legittima difesa".

Non si tratta quindi né di "delinquenti", come sosteneva Salvini, né di "facinorosi da punire senza sconti", come sosteneva Toninelli, ma solo di persone che tentano di salvarsi dal pericolo di essere ricondotti in un luogo dove, come sostiene da tempo anche l'Onu, i diritti umani non sono garantiti e la probabilità di subire violenze è altissima.

 

 

 

 

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