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Processo Eternit bis, 4 anni per omicidio colposo all'imprenditore Schmidheiny PDF Stampa
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di Pierfrancesco Carcassi

 

La Stampa, 24 maggio 2019

 

L'accusa sosteneva la responsabilità nella morte di due operai dello stabilimento di Cavagnolo (Torino) esposti all'amianto e aveva chiesto 7 anni. L'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny è stato condannato a 4 anni di reclusione in uno dei filoni del processo Eternit bis. L'accusa era di omicidio colposo per il decesso di due ex lavoratori della multinazionale dell'amianto, impiegati nella filiale di Cavagnolo, nel Torinese. La sentenza del tribunale di Torino, emessa dal giudice Cristiano Trevisan, è arrivata questa mattina. Schmidheiny dovrà versare una provvisionale di 15 mila euro alle parti civili, tra cui la Regione Piemonte, sindacati e varie associazioni.

Il processo terminato oggi è stato celebrato a Torino dopo lo "spezzettamento" del fascicolo disposto all'udienza preliminare per ragioni di competenza territoriale. A Napoli è in corso un dibattimento in Corte d'Assise, dove l'imprenditore elvetico è accusato di omicidio volontario. A Vercelli si procede per il medesimo reato: l'indagine è appena terminata. Per il pubblico ministero Gianfranco Colace, sostenitore dell'accusa, si tratta "un primo tassello", in riferimento agli ultimi orientamenti della giurisprudenza in materia di responsabilità nei casi di morti da amianto. "Ora - ha aggiunto il pm - spero che questa sentenza segni il ritorno a una giurisprudenza più attenta alle vittime".

La difesa ha subito annunciato che farà ricorso: "È una decisione che va contro ultimi orientamenti giurisprudenziali in materia di morti da amianto. Leggeremo le motivazioni e faremo appello". È il commento dell'avvocato Astolfo di Amato, uno dei difensori di Stephan Schmidheiny. Una nota dei collaboratori dell'imprenditore svizzero condannato afferma che Stephan Schmidheiny è "il capro espiatorio dell'inerzia dello Stato italiano", che "per decenni" non regolamentò il trattamento e l'uso dell'amianto. Il comunicato ribadisce che nella multinazionale si impiegavano standard di sicurezza "nettamente superiori rispetto a quelle in vigore in Italia e nelle aziende concorrenti".

Reazioni positive alla sentenza sono arrivate da parte di Nicola Pondrani, dirigente sindacale della Cgil e cofondatore dell'Associazione familiari e vittime dell'amianto (Afeva): "È un segnale debole, ma va nella direzione auspicata. È la prima sentenza che indica la responsabilità di Schmidheiny su due casi".

Nel 2015 al termine del primo processo la Cassazione aveva annullato la condanna a 18 anni del manager svizzero accusato di disastro ambientale doloso permanente e omissione di misure antinfortunistiche. Per Bruno Pesce, altro fondatore dell'Afeva, "è una condanna mite, ma importante perché lo Stato afferma che non si uccide la gente per soldi"

 

 

 

 

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