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Il Decreto sicurezza slitta a dopo le elezioni europee PDF Stampa
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di Marco Galluzzo

 

Corriere della Sera, 23 maggio 2019

 

Salvini: non mi darò fuoco per questo. Ma rilancia sull'abuso d'ufficio: lo abolirei. Finisce con una comunicazione alla stampa di pochi minuti il braccio di ferro dentro il governo sul decreto Sicurezza caro a Salvini: dopo essere stato più di un'ora al Quirinale, a colloquio con Sergio Mattarella e aver parlato con i due vicepremier, il presidente del Consiglio comunica che i due decreti, compreso dunque quello sulla famiglia caro a Di Maio, slittano alla prossima settimana, dopo il voto per le Europee.

Conte ha anche premura di difendere il ruolo esercitato dal capo dello Stato in questi due giorni: Mattarella non ha fatto alcuna invasione di campo è il senso delle sue parole. "Qui occorre un chiarimento - ha detto: è prassi consolidata che l'interlocuzione con gli uffici del Quirinale quando vi siano decreti legge abbia luogo, in via del tutto informale, anche prima dell'approvazione dei testi in Consiglio dei ministri, in previsione dell'emanazione, una funzione che spetta al presidente della Repubblica. Però per come è stata rappresentata ci sono delle incongruenze. Non si può attribuire al presidente della Repubblica una censura preventiva e il ruolo di sindacato politico. Il Quirinale non ha svolto questo ruolo e non intende svolgerlo, né in astratto né in concreto".

In ogni caso, sembra di capire, al rinvio si è arrivati per ragioni squisitamente politiche e non perché almeno il decreto di Salvini non potesse essere varato anche subito. Lo conferma lo stesso capo del governo dicendo che i problemi sono stati superati, anche grazie all'interlocuzione con il Colle: del dl sicurezza "è pervenuta una versione riveduta ieri pomeriggio: i miei uffici ci hanno già lavorato, posso anticipare che mi sembrano superate le criticità in precedenza segnalate. Tutto il governo condivide i due obiettivi politici, in un caso intervenire sulla disciplina vigente in materia di sicurezza nei mari territoriali e nel territorio, al fine di introdurre anche misure di più efficace contrasto contro i traffici irregolari di migranti e nell'altro caso intervenire con ulteriori misure a sostegno delle famiglie".

Più o meno negli stessi istanti, negli studi di Porta a Porta, Matteo Salvini mostra il testo del decreto della discordia, dice "è pronto in tutto il suo articolato, la parte più importante è la lotta alla camorra e alla mafia, sui migranti è una minima parte. Poi se per motivi non tecnici ma di altra natura c'è chi preferisce che il dl Salvini venga approvato la settimana prossima non mi do fuoco, lo approveremo la settimana prossima. Io agli attacchi non rispondo. Pensiamo a lavorare. Non è tutto cancellato, quando si va sul personale, ma spero che rientri tutto". Ma apre un altro fronte: "Toglierei l'abuso d'ufficio, i sindaci non firmano più niente per paura di essere indagati". Sembrano invece smussate le divergenze con altri ministri, come Danilo Toninelli: "Si lamenta perché la competenza sulle acque territoriali vuole che sia sua? A me non interessa la forma, se vuole dire di no lui ai barconi abusivi lo faccia".

Ma nella giornata ci sono anche le scorie di questo ultimo periodo. Giancarlo Giorgetti che, alla stampa estera, dice ai cronisti che "senza affiatamento, così, non si può andare avanti, non si può vivere di stallo", Luigi Di Maio che replica a stretto giro: "Ogni giorno ormai, da circa un mese, c'è qualcuno, e non del M5S, che minaccia la crisi di governo e fa la conta delle poltrone in base ai sondaggi. Oggi è toccato a Giorgetti. Basta minacciare crisi di governo e basta fare la conta delle poltrone. Si pensi al Paese". Aggiunge Di Maio: "Qualcuno mi ferma per strada e mi dice non litigate. Io rispondo: "Quanno ce vo, ce vo!". Continuerò a dire in pubblico quello che non va nel governo".

Di mattina Conte interviene all'assemblea di Confindustria, dove insieme a Di Maio riceve un'accoglienza tiepida, almeno rispetto a quella riservata a Mattarella. In ogni caso il premier si dice convinto che nella seconda metà dell'anno lo scenario economico possa migliorare: "Siamo ferocemente determinati. Siamo fermamente convinti che l'Italia possa farcela, che tutti noi possiamo farcela. Riportiamo il Paese nell'orizzonte che gli spetta, un orizzonte di crescita, di sviluppo sostenibile".

 

 

 

 

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