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Sparò e uccise il ladro, chiesta di archiviazione per Fredy Pacini PDF Stampa
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di Laura Montanari

 

La Repubblica, 16 maggio 2019

 

"Non riprenderei una pistola. E sconsiglio di farlo: è un vivere nel terrore". La vittima Mircea Vitalie, 29 anni, moldavo fece irruzione nel capannone la notte del 28 novembre scorso. I complici non sono mai stati rintracciati.

La procura di Arezzo ha depositato stamani la richiesta di archiviazione per Fredy Pacini, il gommista di 57 anni di Monte San Savino (Arezzo) che il 28 novembre sparò alcuni colpi di fucile uccidendo Mircea Vitalie, 29 anni, moldavo, che assieme a un complice aveva fatto irruzione nella sua rivendita di gomme e biciclette probabilmente per rubare. Il pubblico ministero Andrea Claudiani ha firmato la richiesta di archiviazione per legittima difesa putativa.

Fredy Pacini aveva raccontato di aver subito decine di furti, l'ultimo nel 2014 lo aveva convinto a costruirsi una stanza e a vivere dentro la sua azienda per difenderla dalle incursioni notturne dei ladri.

Quella notte Mircea Vitalie spacco il vetro di una finestra con un piccone e con una pila entrò nel capannone, il gommista che era sul soppalco, si svegliò di soprassalto, prese la pistola (regolarmente detenuta) e sparò cinque colpi in basso. Due raggiunsero Vitalie uccidendolo. Ora il pm chiede l'archiviazione del caso per legittima difesa putativa. "Non è ancora finita, siamo a un pezzo della strada" dice con la voce emozionata Pacini dalla sua officina accanto al suo avvocato Alessandra Cheli che lo ha seguito in questi mesi.

"Da quando è successa quella rapina - riprende il gommista ricordando la notte del novembre scorso - non dormo più nel capannone, non ce la potrei fare con tutto quello che è accaduto. Adesso dormo nella mia casa con mia moglie". Se potesse tornare indietro riprenderebbe ancora la pistola? "No, non riprenderei in mano una pistola anzi, se dovessi dare un consiglio dopo la mia esperienza, direi a tutti di non prendere le armi perché è un vivere nel terrore".

La richiesta di archiviazione da parte della procura si è basata non sulla nuova legge sulla legittima difesa, ma sul vecchio impianto normativo. Fredy Pacini era stato indagato per eccesso colposo di legittima difesa. Ora in base alle indagini, secondo il pm, il gommista quando sparò riteneva di essere in una situazione di effettivo pericolo.

Negli anni precedenti il gommista aveva più volte anche in interviste ai giornali e in tv protestato chiedendo più sicurezza e lamentando continui furti. Raccontava di averne subiti 38 tra quelli andati a segno e quelli soltanto tentati da quando aveva ereditato l'attività. Per lui si mossero e sfilarono in una fiaccolata in suo favore, duemila persone a Monte San Savino, lo stesso ministro dell'Interno Matteo Salvini lo chiamò al telefono esprimendogli solidarietà. Cosa che ha rifatto oggi per poi twittare: "Ogni tanto una bella notizia. Ho appena chiamato Fredy Pacini per felicitarmi e per ribadirgli che eravamo e saremo sempre al suo fianco, sempre dalla parte del diritto alla legittima difesa".

"Fredy è conosciuto come una brava persona, un gran lavoratore - spiega l'avvocata Alessandra Cheli - sono contenta che dopo un'indagine attenta e scrupolosa, la procura sia arrivata a chiedere l'archiviazione. È un passo importante, non ancora la fine della storia. La perizia affidata ai tecnici ha dimostrato che Fredy ha sparato nel buio verso il basso. Cinque colpi, due hanno raggiunto l'uomo che era entrato nel capannone".

I periti hanno anche spiegato perché una delle pallottole ha centrato Vitalie dal basso verso l'alto: "Probabilmente è caduto o è scivolato e il colpo di Fredy è rimbalzato per terra" riprende l'avvocata che sottolinea come sia stato il colpo del 2014 che ammontava a 110 mila euro a segnare una svolta: "Fredy era preoccupato per la sua attività e pensò di ritagliare nel capannone una stanza soppalcata. All'inizio non pensava di restarci a dormire, infatti non mise subito un letto ma soltanto un divano.

Piano piano però un po' per le incursioni dei ladri, un po' perché a volte la mattina cominciava presto il lavoro e la sera finiva tardi, rimaneva a dormire. Per non lasciarlo solo anche la moglie restava lì". La notte del 28 novembre la moglie però era in ospedale ad assistere un familiare.

Le indagini hanno appurato che Vitalie non era solo a tentare il colpo ma con un complice fuori dal capannone e forse altri due in una macchina. Nessuno di questi è stato mai rintracciato. Vitalie aveva sui documenti il cognome della moglie e quindi all'inizio pareva incensurato, ma quando è stato identificato è emerso che aveva una lista di precedenti di polizia per furti e rapine. Ultima nota di cronaca, nel gennaio scorso Fredy Pacini ha subito un altro tentativo di furto.

 

 

 

 

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