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Salerno: morto un detenuto tossicodipendente e su sedia a rotelle PDF Stampa
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di Damiano Aliprandi

 

Il Dubbio, 19 gennaio 2019

 

Giuseppe Montanero, stroncato da un infarto, avrebbe finito la pena tra due anni. Il 20 novembre, Rita Bernardini, insieme a una delegazione del Partito Radicale, aveva visitato l'istituto e avevano segnalato la presenza del recluso.

Nel carcere salernitano di Fuorni è morto di infarto un uomo. Sembrerebbe una morte annunciata visto che era un tossicodipendente affetto da diverse patologie, tanto da dover stare con la sedia a rotelle. Si chiamava Giuseppe Montanero, nato nel 1964, ed avrebbe finito di scontare la pena tra due anni.

A rinvenire il cadavere è stato un agente della polizia penitenziaria che ha subito allertato i soccorsi. Ma i sanitari non hanno potuto fare altro che confermarne il decesso. Giuseppe era rimasto quasi solo e poteva contare, negli ultimi tempi, solo sull'anziana madre e su una ex compagna di vita, che di tanto in tanto andava a trovarlo in carcere.

Proprio lo scorso 20 novembre, Rita Bernardini, insieme ad una delegazione del partito Radicale e accompagnati da Donato Salzano e Fiorinda Mirabile e altri avvocati fra i quali il presidente della Camera Penale di Salerno, Michele Sarno, hanno visitato il carcere. E proprio lì avevano segnalato la presenza di Giuseppe, trattato come gli altri gli altri detenuti, nonostante sia stata avanzata più volte richiesta di trovare una sistemazione più idonea alle sue condizioni di salute. Un carcere che presentava gli stessi identici problemi della maggior parte delle patrie galere. "L'umidità si fa sentire, i materassi di gommapiuma sono bagnati perché, oltre alle perdite dalle tubature, quando piove entra l'acqua dalle finestre.

Le mura delle celle sono sporche ed è usuale trovare fogli di giornale appiccicati alle pareti per coprire il sudiciume prodotto da precedenti, lontane detenzioni. Quanto al riscaldamento, il giorno della nostra visita coincideva con quello della prima prova in vista della stagione più fredda; risultato del test: termosifoni gelati, occorre evidentemente una più approfondita messa a punto considerata la vetustà delle caldaie che infatti ha richiesto nel tempo continue riparazioni", aveva spiegato l'esponente del Partito Radicale Rita Bernardini.

Il dramma che si è consumato nel carcere di Fuorni riguarda ancora una volta la questione dei malati in carcere. Non è la prima volta che persone con patologie gravi, in più che fanno fatica a deambulare tanto da necessitare la sedia a rotelle, muoiono all'interno delle patrie galere. Se pensiamo alla regione Campania, proprio qualche mese fa, il garante regionale campano Samuele Ciambriello ha illustrato la complicata situazione nel corso del focus sulla sanità penitenziaria presso la sede del consiglio regionale.

A partire proprio dai posti letto in ospedale da destinare ai detenuti: 32 letti su 7.400 carcerati. Il garante dei detenuti ha segnalato gli aspetti più drammatici che compongono il quadro complessivo della sanità, come quello che "riguarda il trasferimento per le visite specialistiche che avvengono in tempi lentissimi, sia a causa delle lunghe attese ospedaliere, sia per la carenza di personale. A Poggioreale c'è un buon reparto di radiologia, ma manca la Tac: mettiamola a Secondigliano per consentire meno spostamenti, con un risparmio economico e di personale, perché ogni volta che un detenuto esce per una visita specialistica deve essere accompagnato per sicurezza da tre agenti".

Alla notizia dell'ennesima morte per malattia, il garante ha ribadito che "va migliorata l'assistenza sanitaria che in alcuni casi è disastrata e va rafforzata la presenza degli educatori nei reparti e nelle sezioni. Per questo chiedo a tutti, ognuno per la sua parte, di assumersi l'impegno di riflettere e intervenire. Per parte mia - continua Ciambriello, rafforzerò gli uffici del garante con esperienze di ascolto e sportelli informativi snelle carceri".

Il problema sanitario nelle carceri è una emergenza perenne. Non esistono dati ufficiali dove attingere, tant'è vero che la Società Italiana di Medicina e Sanità Penitenziaria, nel 2013, fece una proposta - tuttora non accolta - durante un'audizione al parlamento di introdurre un osservatorio nazionale per la tutela della salute in carcere.

Ricordiamo che l'assistenza sanitaria nelle carceri, dal 2008, è competenza del Servizio sanitario nazionale e dei servizi sanitari regionali. Le Asloss quindi hanno la competenza della gestione, ma tante sono le situazioni dove soprattutto gli infermieri devono fare i conti con la riduzione dell'orario di lavoro, la carenza di personale e il dramma infinito delle partite Iva che rendono da sempre precario il loro lavoro.

 

 

 

 

 

 

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