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Roma: giovane suicida in carcere. Il Gip: non doveva essere lì PDF Stampa
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di Adelaide Pierucci

 

Il Messaggero, 19 gennaio 2019

 

Valerio Guerrieri si impiccò a Regina Coeli. Chieste indagini sul direttore e sui vertici Dap. Un giudice aveva disposto la scarcerazione e il ricovero in un centro medico specializzato.

Nel mirino ora ci sono il direttore del carcere e i vertici del Dap, il dipartimento dell'amministrazione giudiziaria. Vanno estesi gli accertamenti sulla morte di Valerio Guerrieri, il ventunenne che il 24 febbraio 2017 si è impiccato a Regina Coeli, dove non sarebbe dovuto stare, visto che un giudice aveva previsto la scarcerazione e l'assegnazione in una Rems.

A sollecitare il supplemento di indagini è stato il gip di Roma Claudio Carini. Il giudice, infatti, ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata per i vertici penitenziari dal pm Attilio Pisani - il magistrato che per il caso ha già chiesto il processo con l'accusa di omicidio colposo per due medici e sette secondini del carcere - e restituito gli atti alla sua scrivania, profilando anche il reato di indebita limitazione della libertà personale.

Il pm aveva formulato richiesta di archiviazione sostenendo che la direttrice, nel non scarcerare il detenuto, non avrebbe agito con dolo, ma per negligenza. Una conclusione che è stata contestata dai familiari del giovane, assistiti dall'avvocato Claudia Serafini, che all'opposto ritenevano "necessarie ulteriori investigazioni su competenze, tempi e modalità di individuazione della Rems dove accudire Valerio. Restando comunque fermo il dato della mancata scarcerazione disposta il 14 febbraio", dieci giorni prima del suicidio. Il gip ha sollecitato indagini non solo per il reato di indebita limitazione della libertà ma anche di omicidio colposo sia per la direttrice del carcere che per i vertici Dap.

"Tra questi", specifica il gip, "la direttrice di Regina Coeli, il cui attivismo sembra davvero escludere un atteggiamento di negligenza nella vicenda pur restando ineliminabile il fatto della mancata scarcerazione di Guerrieri in attesa della individuazione della Rems presso cui ricoverare il giovane". "Ma anche", aggiunge, "del personale direttivo del Dap che ha avuto un ruolo nella mancata tempestiva individuazione di idoneo istituto".

Il ruolo dei soggetti così identificati, prosegue ancora il giudice, "andrà valutato anche in relazione al possibile reato di omicidio colposo".

Il magistrato anzi allarga il cerchio e tira in ballo anche i responsabili della Rems di Ceccano che in precedenza avevano "insistentemente sollecitato l'allontanamento dalla struttura di Guerrieri secondo loro non affetto da nessuna patologia psichiatrica", aprendogli così le porte del carcere. Invece Valerio Guerrieri lo aveva detto già davanti al giudice, tre giorni prima del suicidio, che in carcere non ce l'avrebbe fatta. "Regina Coeli è un caos. Non ce la faccio. Mi sveglio e soffro. Soffro mentalmente. Mandatemi a casa. Mi curo".

Il giudice così accertata l'incapacità ne aveva disposto la scarcerazione, con l'assegnazione a una Rems, una struttura sanitaria, da dove in passato era scappato più volte. Ai medici dell'istituto penitenziario e ai secondini il pm Pisani contesta di aver sottovalutato la situazione del detenuto. E per di più di non aver fatto scattare subito l'allarme, a causa forse di controlli blandi della cella. Il giovane, accusato di oltraggio e condannato a 4 mesi di reclusione e a 6 di misura cautelare nella Rems di Ceccano, andava scarcerato già il 14 febbraio, dopo la lettura della sentenza.

Anche perché quel giorno una perizia aveva avvertito che "era ad alto rischio suicidario". "Quindi la soluzione per contenere questo tipo di rischio", aveva specificato lo specialista, "Avrebbe bisogno di psichiatri tutti i giorni". "La vicenda Guerrieri è la cronaca di una morte annunciata", ha denunciato più volte il presidente della Camera penale, Cesare Placanica.

 

 

 

 

 

 

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