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Il ministro Orlando: l'odio sui social distrugge la democrazia PDF Stampa
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di Errico Novi

 

Il Dubbio, 8 aprile 2017

 

"Solo il confronto tra i protagonisti della giurisdizione può fermare una deriva che sostituisce la mediazione con la lite tra ultras e nega così la rappresentanza", dice il Guardasigilli agli avvocati. Il ministro della giustizia scommette sul "summit": "salto di qualità decisivo".


"È un salto di qualità enorme". Il ministro della Giustizia Andrea Orlando non esita a riconoscere la svolta che il G7 dell'avvocatura porta con sé. "Al linguaggio e alla comunicazione dei social media è legato il futuro della rappresentanza democratica", dice all'Agorà degli Ordini, in cui per la prima volta si parla della sessione G7 che vedrà l'inedito vertice tra le istituzioni forensi dei "7 grandi".
Orlando vede in discussione le basi della democrazia, definisce "importante e fondamentale" il passaggio del 14 settembre, e offre una chiave di lettura che per certi aspetti supera persino le premesse dell'incontro in programma. "Noi siamo di fronte al rischio di una democrazia dell'arroganza", argomenta il guardasigilli, "fondata non più sul confronto ma sul perenne litigio tra ultras".
Un livello di comunicazione devastante e i cui effetti non si limitano certo a investire i suoi agitatori: "Se io ricorro a un linguaggio d'odio sui social media per conquistare segmenti più ampi di rappresentanza, finisco in realtà per distruggerla, la rappresentanza. Il principio sul quale si fonda quest'ultima è la mediazione tra interessi contrapposti: ma se anziché mediare, si riversa sulla controparte solo odio, se si agita la tifoseria, è chiaro che non c'è alcuna composizione e il principio della rappresentanza ne esce distrutto".
Orlando non si sofferma su come il dibattito politico si sia trasferito sulla rete e sul fatto che a spingere in questo senso, in Italia, sia soprattutto un soggetto politico dato dai sondaggi al vertice dei consensi. Il fantasma ei Cinque Stelle non è mai nominato, ma certi eccessi, praticati più dai militanti che dai quadri grillini, rappresentano una materializzazione fisica del discorso, e lo rendono assolutamente chiaro.
Il ministro della Giustizia si è battuto molto, soprattutto negli ultimi mesi, per far passare un precisa forma di contrasto alle fake news: "La situazione più preoccupante si verifica quando il falso in rete colpisce le minoranze: etniche, religiose, culturali. Nei loro confronti vengono a volte costruite leggende nere, che bisogna contrastare con degli anticorpi, non con i divieti. Se provassimo a imporre una verità di Stato", spiega Orlando, "susciteremmo reazioni inevitabili: il tentativo, pur finalizzato a ristabilire la verità, passerebbe per una compressione della libertà di esprimersi. Ecco perché gli anticorpi devono essere in piattaforme che propongano controinformazione. È un obiettivo non semplice ma bisogna assolutamente iniziare a lavorarci".
Diverso il discorso sul linguaggio dell'odio: in questo caso, ricorda guardasigilli, "sono già stati compiuti dei passi significativi a livello di Unione europea: c'è un protocollo approvato a livello intergovernativo, nel maggio dell'anno scorso, che rimanda alle responsabilità delle grandi piattaforme, sollecitate a rimuovere i contenuti non legali. Quali essi siano lo si determina in base agli ordinamenti nazionali. Al momento non è prevista l'adozione di sanzioni contro i colossi della rete: è vero che il governo tedesco ha proposto un disegno di legge che prevede multe molto alte, ma non credo sia questa la strada da percorrere".
È invece assolutamente da valorizzare la decisione di "unire i soggetti della giurisdizione dei singoli Paesi, aprire un confronto sovranazionale tra loro: in questo senso il G7 dell'avvocatura è un passaggio determinante. Gli avvocati rappresentano una componente fondamentale della giurisdizione, e la risposta che avremo con il G7 di settembre percorre l'unica strada che abbiamo per definire, della giurisdizione, una nuova dimensione sovranazionale".
Il ministro crede dunque nella forza che può derivare da un evento come quello presentato ieri davanti all'Agorà degli Ordini persino più di quanto non si affidi agli accordi intergovernativi come quello europeo. Lo fa sulla base di due presupposti. Innanzitutto, lui stesso ha messo al centro della propria iniziativa il tema del linguaggio dell'odio e della tutela da garantire, sul web, ai soggetti più deboli. Nello stesso tempo sa che la risposta di Stato non può bastare: "Serve una reazione della società nel suo complesso, uno scatto simile a quello che gli Usa ebbero dopo essere stati superati nel primo atto del programma aerospaziale quando l'Urss mise in orbita lo Sputnik", argomenta con analogia persino spiazzante. "Si parlò allora di Sputnik moment, cioè della capacità di reagire con immediatezza rispetto a una situazione di fatto. Ed è proprio quella a cui sono chiamate oggi le democrazie".

 

 

 

 

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