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In carcere a Padova il telefono ti allunga davvero la vita PDF Stampa
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Il Mattino di Padova, 11 luglio 2016

 

C'è qualcosa per cui i detenuti di Padova sono "invidiati" dai detenuti di tutte le carceri italiane: le telefonate. Già il precedente direttore della Casa di reclusione aveva accettato di usare il suo "potere" di autorizzare telefonate straordinarie per concedere a tutti due telefonate in più dei miseri dieci minuti settimanali previsti dalla legge, e aveva concesso l'uso di Skype per fare colloquio a chi ha la famiglia lontana, il nuovo direttore ha scelto di non fare "il passo del gambero" e rimangiarsi queste concessioni, ma al contrario ha concesso a tutti altre due telefonate. Sembra una cosa da niente, è invece uno straordinario "regalo" per tutte le famiglie.

Nella "contabilità" carceraria, due telefonate in più al mese sono ossigeno per l'anima, e ti permettono di "dividerti" un po' più equamente tra figli, nipotini e altri famigliari, che di te possono avere solo quei pochi minuti di telefonata al mese, come racconta Antonio Papalia: "Oggi grazie alle due telefonate in più posso permettermi di sentire i miei sette nipotini, che abitano in Calabria, una volta la settimana, mentre prima potevo sentirli una volta ogni quindici giorni, poiché le sei telefonate erano suddivise tra mia moglie e mia figlia, che vivono a Milano, mia suocera, mia sorella e i miei due figli, che vivono in Calabria". È ora che questa piccola conquista sia estesa a tutte le carceri, e che si lavori per liberalizzare davvero le telefonate, come già succede in tanti Paesi dell'Europa, perché telefonare di più è forse l'unico mezzo che ti aiuta a non perdere la famiglia e ti consola nei momenti più duri, quando la vita ti diventa insopportabile.

 

Ma come si fa a curarsi dei propri affetti con il tempo contato?

 

Aspetto che passi il tempo, aspetto la domenica come un bambino aspetta la cioccolata, aspetto il mio turno per telefonare, e intanto sale l'ansia con il pensiero di non trovare i miei cari o che magari sia successo qualcosa ed io non potrei fare nulla per aiutarli, sarei costretto a riprovare la prossima settimana. E passeggio, avanti e indietro davanti alla porta della cabina del telefono aspettando che si faccia l'orario. Com'è difficile in dieci minuti di telefonata a settimana potersi esprimere al meglio, qualche volta non si riesce ad esprimersi affatto, non sai neppure con chi parlare prima quando devi rincorrere il tempo. Ma come si fa a curarsi degli affetti con un cronografo in mano?
Spesso era talmente complicato telefonare che in quel giorno l'ansia saliva al punto che nella cabina entravi come una persona "normale" e uscivi ancora più arrabbiato per non aver espresso niente di ciò che avresti voluto dire.
Ho potuto riallacciare i rapporti con la mia famiglia quando sono arrivato a Padova.
Non solo perché ho trovato la possibilità di telefonare ai miei famigliari in qualsiasi giorno e orario della settimana, ma ho avuto l'opportunità di trovare un direttore illuminato che ci ha concesso due telefonate supplementari in più, in questo modo, quando necessita l'urgenza di parlare con i miei ragazzi (i miei due figli gemelli) l'ho potuto fare senza dover aspettare che passasse una settimana, e affrontare così il problema nell'immediatezza.
Da circa un mese il nuovo direttore Ottavio Casarano, sensibile sui problemi dei figli minori ha fatto di più, ha concesso due ulteriori telefonate, una decisione presa all'inizio per chi ha figli minori, ma visto che non ci sono figli di serie A e figli considerati di serie B solo perché hanno raggiunto la maggiore età, ha deciso di estendere le ulteriori telefonate a tutti i detenuti, in modo che tutti ne possono beneficiare senza discriminazioni.
Come detenuto, come padre e come figlio non posso fare altro che ringraziarlo pubblicamente, e ritenere che sia un esempio che molti direttori dovrebbero prendere in considerazione, per la caparbietà e la determinazione di aiutare i detenuti a curare gli affetti. Mentre in Parlamento si cerca di fare cambiare la normativa sugli affetti in carcere, basta un direttore coraggioso che interpreta nel modo più umano l'ordinamento penitenziario là dove cita: Il Direttore può concedere telefonate..., e in attesa della liberalizzazione delle telefonate, a Padova ci viene concesso di fare otto telefonate al mese, e di curarti gli affetti con i tuoi familiari in modo quasi dignitoso, grazie Direttore.

 

Agostino Lentini

 

Le nostre famiglie ci possono ascoltare qualche minuto in più alla settimana

 

A Padova, i detenuti che prima potevano usufruire di sei colloqui telefonici al mese, oggi ringraziano il nuovo direttore, Ottavio Casarano, per questa forte sensibilità verso coloro che sono privati degli affetti familiari che l'ha portato ad autorizzare altre due telefonate al mese. Il carcere deve tendere al reinserimento e questo è un atto di civilizzazione nonché di umanità, in quanto allevia la sofferenza delle nostre famiglie, che ci possono ascoltare qualche minuto in più alla settimana.
Ci piacerebbe però che questa forma di buon senso fosse estesa a tutti gli altri istituti di pena. Avvicinare il detenuto alla famiglia è compito delle istituzioni, lo stato deve essere presente nelle circostanze, in cui una persona viene allontanata dalla sua famiglia, anche se per sua responsabilità, e deve fare in modo che il detenuto possa vivere una detenzione un po' più serena, e certamente rasserena un po' sapere di accedere a qualche colloquio telefonico in più. Basta pensare per esempio ad un compleanno dei nostri anziani genitori, ad una ricorrenza dei nostri figli o nipoti, alla possibilità di interloquire con la famiglia per sapere come vanno i bambini a scuola: tutto questo significa anche aiutare il detenuto ad avere delle responsabilità maggiori, a sentirsi un po' meno assente nei confronti dei suoi cari. Ecco, oggi a Padova da questo punto di vista si fanno dei piccoli passi avanti significativi, che lasciano il segno dentro il detenuto stesso, che così riconosce anche i meriti delle istituzioni. Quando in un luogo di esclusione come il carcere si hanno dei confronti costruttivi, le persone crescono culturalmente e la vita di tutti i condannati migliora.
Quello che è importante poi è che venga ascoltata anche la voce dei nostri famigliari e questo è stato fatto da questa direzione con esito positivo. Ora è importante che le leggi che riguardano le famiglie delle persone detenute nel nostro Paese vadano cambiate, liberalizzando le telefonate che vengono comunque pagate dai detenuti stessi, aumentando le ore di colloquio e autorizzando i colloqui riservati per le famiglie. La direzione di Padova merita comunque un elogio particolare anche perché ha fatto un atto di "uguaglianza" concedendo le telefonate in più a tutti, mettendo tutti sullo stesso piano educativo senza nessuna distinzione in base alla tipologia di reato. Tutto questo ci fa riflettere e anche elaborare un rapporto nuovo, più responsabile con chi svolge il proprio lavoro in questo istituto, a partire dagli agenti di Polizia penitenziaria fino al Direttore e agli altri operatori.

 

Giovanni Zito

 

 

 

 

 

 

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