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Venezia: più processi per “direttissima”, per un carcere meno affollato PDF Stampa
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di Antonio Franchini (presidente Camera Penale Veneziana)

 

La Nuova Venezia, 4 gennaio 2011

 

La notizia di questi giorni della decisione di costruire un nuovo carcere a Campalto è di quelle che ti fanno sentire di appartenere ad un paese civile.
Sembrava impossibile che, di fronte ad una situazione come quella del Carcere di Santa Maria Maggiore, con le bocche di lupo nelle celle, con il sovraffollamento selvaggio da paese del terzo mondo, con storie suicidiarie, con la sistematica violazione delle regole igieniche (un water in cella per 8 o 9 detenuti!), con il mancato rispetto dello spazio minimo per ogni detenuto (tre metri quadri), il governo nazionale, quello regionale, un sindaco illuminato come Giorgio Orsoni non intervenissero in nome di una democrazia liberale, che deve assicurare a chi delinque una pena certa, ma in condizioni di vita civile e con lo scopo costituzionale della rieducazione del condannato. Per non parlare dei detenuti in attesa di giudizio, presunti innocenti fino alla sentenza definitiva.
I penalisti veneziani in questi anni hanno spesso protestato per le condizioni dei detenuti di Santa Maria Maggiore, condizioni che non dipendono certo dalla Direzione della struttura o dalle guardie penitenziarie, che fra mille sacrifici si trovano coinvolte nel degrado e nel sovraffollamento del carcere (243: numero fisiologico di detenuti - 363: attuali presenze) e continueranno a protestare con azioni sempre più incisive finché questa vergogna non sarà cancellata.
Già 20 anni fa Nicolò Amato emise un decreto di chiusura del carcere di Santa Maria Maggiore, decreto che poi venne bloccato dalla giustizia amministrativa. Era un segnale ed un simbolo. Ora è necessario andare fino in fondo, senza incertezze o ripensamenti, perché non succeda che un dibattito infinito (del quale si avvertono i primi segnali) ritardi o, peggio, blocchi un’opera di giustizia e civiltà. Intanto, finché non sarà costruito il nuovo carcere, è comunque necessario intervenire urgentemente per alleviare una situazione che resta drammatica.
Vi è, infatti, un dato impressionante che, fa capire come intervenire si possa e si debba. Nell’arco dell’anno 2010 i detenuti “in transito” sono stati più di 1000: costoro restano in carcere 3 - 4 giorni e poi vengono liberati per una serie di motivi tecnici (assoluzione o sospensione condizionale della pena nei processi per direttissima, mancate convalide degli arresti, ecc.).
In realtà, se il Tribunale garantisse la celebrazione delle udienze di convalida e dei giudizi direttissimi entro 24 ore dall’arresto, questi detenuti potrebbero essere condotti direttamente davanti al Giudice senza transitare per il carcere, ma rimanendo in custodia presso le camere di sicurezza della Polizia o dei Carabinieri. Questi detenuti “provvisori” entrano invece in carcere con il risultato di un insostenibile aggravio numerico della popolazione carceraria e una moltiplicazione burocratica del tutto inutile. Le Autorità preposte (Procuratore della Repubblica, Questore, Comandante dei Carabinieri) devono urgentemente intervenire per mutare questa situazione. Nell’immediato non esistono altre ricette; per il futuro si chiuda finalmente Santa Maria Maggiore e si costruisca finalmente il nuovo carcere senza tentennamenti, senza se e senza ma.

 

 

 

 

 

 

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