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Intervista al Commissario unico Franco Corleone "Opg, 6 mesi per voltare pagina" PDF Stampa
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di Lucilla Vazza

 

Il Sole 24 Ore, 1 marzo 2016

 

"Lavoro con le Regioni". Per 114 non si trovano le misure alternative. Si scrive Opg, si legge manicomi giudiziari. Una pagina oscura, nel libro triste della storia penitenziaria del nostro Paese, ma che è destinata a chiudere per sempre. Per definire le ultime situazioni pendenti, è arrivata nelle scorse settimane la nomina del Commissario unico per il superamento degli Opg, Franco Corleone. Dell'ex sottosegretario alla Giustizia e attuale Garante per i diritti dei detenuti della Toscana, colpisce la pacatezza, unita alla determinazione, con cui racconta la situazione attuale e i prossimi passi da compiere. Nel segno dell'umanità, che m questo ambito è tutt'altro che scontata.

 

Dottor Corleone, a un anno dalla chiusura ufficiale degli Opg, c'è stato bisogno di arrivare al commissariamento...
"È un passaggio importante. Difficile, ma che si può portare a compimento. Nei vecchi Opg sono rimaste 97 persone. Da dicembre è stato chiuso Secondigliano (Reparto Verde), mentre a Firenze è stato svuotato il reparto femminile. Numeri che possiamo gestire. Ben lontani dalla vergognosa situazione fotografata dalla Relazione choc del 2011, curata da Ignazio Marino e che fece indignare tutti, compreso il Presidente della Repubblica Napolitano".

 

Le Regioni hanno fatto muro contro questo commissariamento...
"È stata solo la prima reazione. Ci stiamo parlando, le Regioni hanno nel commissario un alleato che può aiutare a sistemare le situazioni, arche dove vi fossero i comuni di traverso. Gli Opg sono reperti di orrore archeologico, istituzioni fuori della storia. E su questo siamo tutti d'accordo".

 

Quali saranno i prossimi passi?
"C'è un calendario. La prossima chiusura sarà l'Opg di Reggio Emilia, dove sono rimasti 6 pazienti-detenuti. In Veneto stiamo lavorando con la Rems di Nogara, dove c'è un sindaco molto motivato a costruire un vero progetto di reinserimento. Poi via via tutte le altre: Piemonte, Veneto, Toscana. Abruzzo. A breve faremo un primo punto della situazione con il Governo e le Regioni. Perché sono state costruite Rems provvisorie, ognuna con una propria gestione eun proprio regolamento. La situazione e in evoluzione, c'è da lavorare. E un capitolo nuovo, tutto da costruire. Ma è chiaro che con le Rems non devono risorgere i manicomi".

 

Il rischio è proprio questo: Rems come mini-manicomi, più nuovi, più puliti...
Lo spirito della legge 81 è chiaro: bisogna deistituzionalizzare, la Rems è l'ultima ratio, bisogna avere progetti persona lizzati per ogni persona. Su questo abbiamo avviato una riflessione con il Csm, un tavolo, ma è un processo culturale e il confronto non sarà ne facile ne breve. Ognuno deve fare la propria parte, inclusa la magistratura. Le Rems non possono essere un sistema a porte girevoli, da cui si entra e si esce. Siamo in una fase nuova che impone anche nuove forme di monitoraggio. Per alcune persone, ripeto, bastano i servizi territoriali, non devono entrare provvisoriamente nelle Rems per poi uscire dopo poco. Non è questo lo spirito della legge 81. E questo deve essere chiaro ai giudici. Le persone tuttora negli Opg troveranno via via posto nelle Rems, ma abbiamo un'altra emergenza da gestire. Ci sono 114 persone a cui è riconosciuta l'infermità mentale, ma che non hanno trovato posto nelle Rems. Sono a piede libero, perché non c'è modo di eseguire le misure alternative alla pena e non possono entrare in carcere".

 

E chi ha priorità di entrare nelle Rems: i 97 ex Opg o i 114 "vaganti"?
"E uno dei nodi da sciogliere. Parliamo di persone e non di corpi da collocare qua o là. Bisogna valutare ogni situazione. Con spirito di umanità e grande collaborazione interistituzionale. Per questo sollecito un provvedimento che affronti questa criticità e m generale il capitolo Rems. La legge 81 è il secondo pilastro della riforma Basaglia. Ci sono voluti quasi 40 anni e ora bisogna agire (bene!) nell'interesse di tutti".

 

Lei parla di scrivere una pagina nuova, dove finalmente la salute mentale e la detenzione possano fare ponti" e non muri.
"Sì, e ribadisco il no alla contenzione e ad altre forme di sopraffazione e coercizione dei malati. Ma per cambiare le cose bisogna coinvolgere il personale che lavora nelle Rems. Dev'essere motivato e formato. E, naturalmente, ascoltato nelle istanze, nelle difficoltà che legittimamente esprime".

 

 

 

 

 

 

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