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Intervista a Donato Capece (Sappe) "almeno 15mila persone non dovrebbero stare in carcere" PDF Stampa
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di Giuseppe Pietrobelli

 

Il Gazzettino, 1 marzo 2016

 

"Il problema delle carceri non è solo il sovraffollamento, ma la concezione delle strutture, in rapporto con il territorio e con il recupero dei detenuti". Donato Capece, segretario nazionale del Sappe, uno dei sindacati degli agenti penitenziari, non lesina critiche alla programmazione degli istituti di pena.

 

Cominciamo dalle cifre. È vero che ci sono troppi carcerati?
"È vero che siamo scesi dai 66mila di alcuni anni fa ai 53mila attuali, ma il numero dei letti previsti è di 46 mila. Gli agenti di custodia, poi, a fronte di una pianta organica di 45 mila unità, conta 38 mila unità. Siamo sotto organico di 7mila agenti".

 

È vero che il sovraffollamento è il primo problema?
"No, è un falso problema. Il vero problema è la mancanza di una seria programmazione da parte della politica e dell'amministrazione penitenziaria. Servirebbe una riforma strutturale, perché il sistema del carcere-albergo è ormai superato, non ha senso".

 

Il motivo?
"In carcere ci sono troppi soggetti che non vi dovrebbero stare. Bisognerebbe puntare per 15-20 mila persone, che non creano allarme sociale, al carcere-territoriale, grazie alle misure alternative, ai domiciliari, al braccialetto elettronico, ai lavori di pubblica utilità".

 

E il carcere vero?
"Dovrebbe servire per la criminalità vera e i reati gravi, al massimo per 30mila persone. Gli stranieri che hanno una pena detentiva da scontare dovrebbero essere espulsi, trasferiti nelle galere dei loro paesi d'origine. Ma anche i tossicodipendenti dovrebbero uscire: a loro il carcere non serve".

 

Il principale difetto delle carceri attuali?
"Non sono in grado di restituire cittadini in grado di reinserirsi. Troppi detenuti non fanno nulla, vivono nell'ozio, hanno tutto il tempo di creare disordini. Penso agli stranieri: stanno bene, mangiano e bevono gratis. Chi sta meglio di loro? E gli agenti penitenziari sono costretti lavorare da soli nel caos, facendo da assistenti sociali, sacerdoti ed educatori. E salvando la vita di tanti disperati".

 

 

 

 

 

 

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