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Giustizia: Sappe; 35% dei detenuti è tossicodipendente, serve un circuito differenziato PDF Stampa
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Il Velino, 2 dicembre 2010

 

Una delegazione del sindacato autonomo Polizia penitenziaria Sappe ha incontrato questo pomeriggio a Palazzo Chigi il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri Carlo Giovanardi, al quale sono state rappresentate le pesanti criticità che le donne e gli uomini dei Baschi Azzurri sono costretti quotidianamente ad affrontare a seguito del grave sovraffollamento delle carceri italiane.

Informa una nota del sindacato: “È stato in particolare posto in evidenza l’elevato numero di detenuti con problemi di tossicodipendenza e di salute. Secondo i dati recentemente diffusi scrive in una nota il Sappe è emerso che l’80 per cento dei circa 70 mila detenuti oggi in carcere ha problemi di salute, più o meno gravi. Il 38 per cento versa in condizioni mediocri, il 37 per cento in condizioni scadenti, il 4 per cento ha problemi di salute gravi e solo il 20 per cento è sano. Un detenuto su tre è tossicodipendente. Del 30 per cento dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4 per cento è risultato positivo. E ancora, il 16 per cento soffre di depressione o altri disturbi psichici, il 15 per cento ha problemi di masticazione, il 13 per cento soffre di malattie osteoarticolari, l’11 per cento di malattie epatiche, il 9 per cento di disturbi gastrointestinali. Circa il 7 per cento è infine portatore di malattie infettive”.
“Tutto questo - continua il Sappe - va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 6mila unità. Il dato importante da considerare è che i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria libertà , sconta una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza cure adeguate e senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti.
Proposta, questa, condivisa anche dal sottosegretario Giovanardi, che ha voluto esprimere per il tramite del Sappe il suo ringraziamento alle donne e agli uomini del corpo di Polizia Penitenziaria per quanto fanno ogni giorno nelle carceri italiane. Il Sappe sottolinea ancora come nonostante l’Italia sia un Paese il cui ordinamento è caratterizzato da una legislazione all’avanguardia per quanto riguarda la possibilità che i tossicodipendenti possano scontare la pena all’esterno, oggi quelli in carcere con problemi di tossicodipendenza sono circa il 35 per cento dei presenti”.
“La legge prevede che i condannati a pene fino a sei anni di reclusione, quattro anni per coloro che si sono resi responsabili di reati particolarmente gravi, possano essere ammessi a scontare la pena all’esterno, presso strutture pubbliche o private, dopo aver superato positivamente o intrapreso un programma di recupero sociale.
Nonostante ciò queste persone continuano a rimanere in carcere. Noi riteniamo sia invece preferibile che i detenuti tossicodipendenti, spesso condannati per spaccio di lieve entità, scontino la pena fuori dal carcere, nelle comunità di recupero, per porre in essere ogni sforzo concreto necessario ad aiutarli ad uscire definitivamente dal tragico tunnel della droga e, quindi, a non tornare a delinquere. I detenuti tossicodipendenti sono persone che essendo malate hanno bisogno di cure piuttosto che di reclusione. Anche su questa seconda proposta del Sappe il sottosegretario Giovanardi ha assicurato il suo impegno”.

 

 

 

 

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