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Ancona: Caligaris (Sdr); ancora senza esito richiesta Annino Mele su posizione giudiziaria PDF Stampa
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Agenparl, 2 dicembre 2010

 

“Ad Annino Mele non solo viene negata da dieci anni la possibilità di incontrare l’anziana madre, ma non riesce neppure ad ottenere di conoscere la sua attuale posizione giudiziaria. L’ultima richiesta indirizzata al Magistrato di Sorveglianza di Ancona nel mese di giugno non è stata ancora esitata. Ciò è in contrasto con il principio della rieducazione della pena sancito dalla Costituzione e dalla legge sull’ordinamento penitenziario”.
Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme” con riferimento a una lettera - denuncia inviata all’associazione dall’ergastolano di Mamoiada, recluso continuativamente dal 1987 e attualmente nel carcere di Fossombrone. “Da diversi anni - ha scritto, tra l’altro, Mele - chiedo lo scorporo dei reati e nessuno sembra avere l’interesse di portarlo a conclusione. In questo modo diventa impossibile orientarsi per rivolgere una qualunque istanza oppure per impugnare un provvedimento qualora risulti ingiusto. Non so se ciò è il risultato di scarsa considerazione per il problema oppure se esista una volontà di mantenermi all’oscuro della mia situazione”.
“Dopo 34 anni di detenzione, 27 dei quali effettivamente scontati in carcere, avrò acquisito - si chiede Annino Mele, arrestato la prima volta nel 1976 e ristretto fino al 1980 - almeno il diritto di conoscere la mia attuale condizione giudiziaria? Se invece non è così perché qualcuno non me lo dice chiaramente? Non conoscere il proprio status equivale a negare qualunque opportunità di fruire di un permesso o perfino di formulare una domandina per un colloquio. È un atteggiamento incomprensibile”.
“L’indeterminatezza della condizione giudiziaria - sottolinea la presidente di SdR - può essere considerato da un lato un aggravio della pena che genera ansia nel detenuto, dall’altro un vero e proprio sopruso in quanto viene negata alla persona privata della libertà, seppure condannata all’ergastolo, di valutare la sua evoluzione. Il silenzio risulta particolarmente assurdo con riferimento al rispetto del principio rieducativo della detenzione. Se un individuo dopo un così elevato numero di anni permane nella stessa condizione di partenza vuol dire che il sistema ha fallito il suo compito primario e deve quindi - conclude Caligaris - essere radicalmente riorganizzato perché diventi efficiente”.

 

 

 

 

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