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Giustizia: i Casamonica, la criminalità e il razzismo PDF Stampa
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di Duana Pavlovic

 

Il Fatto Quotidiano, 13 settembre 2015

 

Si accertino responsabilità penali ma si eviti, come sempre a proposito di famiglie rom, l'aria fritta con retrogusto razzista. La vicenda del funerale di Vittorio Casamonica aveva già dimensioni tragicomiche di un racconto di Kafka o di un film di Totò, figurarsi dopo il Porta a Porta con figlia e nipote.

Surreali sono le reazioni della politica, quella da sempre collusa con la criminalità della Capitale, (vedi gli intrecci di Mafia capitale e il commissariamento del Pd romano). Ora tutti in coro si agitano: il "caso" Casamonica serve forse a sbiadire nella memoria collettiva la connivenza con il malaffare e la costante incapacità di governare Roma senza scendere a patti con i Carminati di turno o con le grandi strutture (dall'Atac all'Ama) basi elettorali del sindaco di turno?

Altrettanto tragicomiche sono le reazioni della stampa, troppo spesso indipendente dalla conoscenza delle cose. Singolare il Corriere della Sera che il 10 settembre dedica le pagine 2, 3, 4, più pagina 33, alla vicenda di Porta a Porta, per dedicare poi le pagine 6, 7, 8 alla ben più tragica vicenda dell'Europa imbelle di fronte al più grande e drammatico esodo dal secondo dopoguerra che stermina migliaia di bambini, donne e uomini colpevoli solo di vivere nei territori in guerra, anche per colpa dell'Europa.

A parte il fatto che da Porta a Porta, senza suscitare altrettanto scalpore, sono passati madri infanticide, criminali vari, mentre non esiste una sentenza di condanna per mafia per i Casamonica, che pure hanno subito condanne per reati comuni. Questo dà la dimensione di quale sia la graduatoria dei problemi in questo Paese.

Ma occorre anche fare un po' di chiarezza terminologica e fornire qualche informazione per fare in modo che politici e giornalisti possano distinguere: i Casamonica sono un clan mafioso o una grande famiglia rom italiana da sempre? Intanto l'associazione mafiosa ha una precisa definizione, mentre le famiglie rom non sono ciò che si pensa usando questo termine: papà, mamma, qualche figlio, qualche nonno e qualche zio.

Qui si parla di migliaia di persone, legate da complessi legami e distribuite su territori spesso più vasti di quelli nazionali. Quindi più che clan, che ha una connotazione tendenzialmente criminale, si può parlare di tribù all'interno delle quali vigono antiche regole, tra le quali fondamentale è la partecipazione collettiva ai grandi riti (nascite, battesimi, matrimoni e funerali) ai quali nessuno si può sottrarre.

Questo non esclude la presenza di attività illegali, di cui però vanno individuate le responsabilità individuali, per non fare, come sempre accade con i rom, di tutt'erba un fascio nel miglior stile salviniano. Se qualcuno dei politici o dei giornalisti che parlano di offesa alla città per il funerale di un vecchio rom capofamiglia, avesse mai partecipato per esempio a un matrimonio forse capirebbe di più sui rom.

E qui viene un punto importante: politici e giornalisti - e di fatto l'intera società - si trovano di fronte a un modo essere, di intendere la vita e i suoi valori, che non capisce, e con il quale rifiuta di confrontarsi: nascite, matrimoni e morte erano e restano per i rom le tappe più importanti della vita, per le quali si spende anche tutto quello che non si ha - anche in forme che forse suscitano le reazioni sussiegose dei difensori del buon gusto - e i vecchi morivano e muoiono nei loro letti e non abbandonati in qualche Residenza Anni Azzurri.

Il punto è: se Vittorio Casamonica non fosse stato uno "zingaro" avremmo avuto due mesi di aria fritta con retrogusto razzista? A differenza di molte persone potenti io non ho mai conosciuto un Casamonica e quando ho potuto ho denunciato la criminalità dentro le nostre comunità. Lungi da me, quindi, difenderli se hanno commesso reati, ma proprio per chiedo alla magistratura e non al sindaco Marino o a qualche giornalista di accertare le eventuali responsabilità penali e di agire di conseguenza ristabilendo una visione reale e non surreale dei fatti. Intanto lasciamo riposare in pace i morti.

 

 

 

 

 

 

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