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Giustizia: Scattone no, i terroristi sì... la strana morale dei forcaioli PDF Stampa
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di Antonio Rapisarda

 

Il Tempo, 12 settembre 2015

 

L'omicida di Marta Russo ha rinunciato alla cattedra. Dalla quale non sono mai scesi Curcio, Negri e gli altri. In Italia non tutti i "cattivi maestri" hanno la stessa sorte. Giovanni Scattone, ad esempio, non insegnerà più. Dopo le polemiche scatenate per l'assegnazione della cattedra di liceo (dove avrebbe dovuto tenere lezioni di Psicologia), l'ex assistente di Filosofia del Diritto condannato per l'omicidio di Marta Russo - e sempre proclamatosi innocente - alla fine ha scelto di rinunciare a insegnare per mancanza di serenità e per chiudere una polemica, come ha spiegato ieri il nostro direttore Gian Marco Chiocci, animata da una "gogna popolare che ha sancito la fine dello stato di diritto".

Vale per tutti i "condannati" lo stesso ragionamento? Tutti hanno subito la stessa "gogna" di Scattone? Non proprio. In Italia, si sa, una cattedra - reale o virtuale - non si nega a nessuno: ci sono finiti ex terroristi, ex fiancheggiatori, condannati di tutti i tipi. Molti di questi la sinistra italiana - così veloce nell'invocare censure e limitazioni per Casa Pound in queste ore - si è ben guardata dall'isolarli o dall'osteggiare quando sono, letteralmente, saliti in cattedra o alla ripreso la ribalta con tesi non proprio in linea con la socialdemocrazia.

Quella che vi proponiamo allora non è ovviamente una lista di proscrizione - lungi appunto dallo spirito del Tempo - ma un promemoria del doppiopesismo della sinistra all'italiana sì. "In Italia insegnano altri condannati - ha spiegato non a caso lo stesso Giovanni Scattone - e sono stati riabilitati tanti ex detenuti che hanno avuto condanne perfino più pesanti della mia. Penso ad ex brigatisti a cui è stata data la ribalta dell'università, a intellettuali stimati e ben retribuiti, ai cosiddetti "cattivi maestri" eletti".

In cattedra, più volte, è finito appunto Renato Curcio, il fondatore delle famigerate Brigate Rosse. Lui ha messo in chiaro: "Io parlo solo del mio lavoro di ricercatore, il resto non mi interessa. Non salgo in cattedra e non sono un cattivo maestro". Se non sale metaforicamente in cattedra, resta il fatto che l'ideologo delle Brigate Rosse è stato invitato qualche anno fa, tra le altre, all'Università di Lecce in merito al suo libro "Il carcere speciale" e all'Università del Salento. E alle vibrate proteste del centrodestra - nel silenzio delle forze di centrosinistra - il professore e autore dell'invito replicava ai tempi: "Criticare l'invito di Renato Curcio a Lecce è un atto di intolleranza". E confermava: "Alza la voce solo certa politica".

Decano della "cattedra" è anche Toni Negri, tra gli animatori di Potere Operaio, filosofo ed ex parlamentare eletto nelle liste radicali. Bene, il teorico dell'autonomia, che può "vantare" una condanna a dodici anni nel processo "7 aprile", è stato un habitué dei seminari della gauche negli atenei parigini e continua a essere un guru della sinistra no-global italiana.

Più volte ospite della trasmissione L'Infedele di Gad Lerner in prima serata come "docente di Harvard", c'era chi ricordava al presentatore icona della sinistra televisiva che forse era necessario completare la descrizione dell'ospite con l'articolo di Potere operaio dove si invitano i proletari a colpire "il corpo fisico del potere" (Lerner ha replicato che "Negri ha da tempo saldato per intero i suoi conti, scontando fino all'ultimo la sua condanna detentiva").

Per alcuni dei protagonisti della stagione della contestazione, poi, se non ci sono stati ricollocazioni accademiche o mediatiche, il rientro nella scena non ha scatenato scandalo tra i benpensanti. Che dire, ad esempio, di Oreste Scalzone? Il capo di Autonomia Operaia è stato più volte invitato a tenere incontri dagli studenti universitari dei collettivi (incontri finiti spesso in "scontri") e anche di assemblee, come quelle tenute nel 2007 a La Sapienza dove fu invitato per ricordare la cacciata del leader della Cgil Lama.

Anche un omicida pluricondannato come Cesare Battisti continua ad avere - tra Brasile e Francia - adulatori e sostenitori tutti di impronta rigorosamente progressista. Altri "ex" invece hanno avuto un vero e proprio posto di lavoro, altro che strali dalla sinistra di governo. È il caso di Franco Piperno, il fondatore di Potere Operaio nominato - dopo la condanna per banda armata e associazione sovversiva - nel 1998 assessore ai Vigili urbani a Cosenza dall'allora sindaco socialista Giacomo Mancini.

Ma la ciliegina sulla torta è ciò che è successo nella giunta di Giuliano Pisapia (il censore della manifestazione di CasaPound) con Maurizio Azzolini "promosso" capo di gabinetto del vicesindaco di Milano Guida. Azzolini è rimasto nell'immaginario per alcune foto che lo ritraggono con la P-38 in mano il 14 maggio 1977 a Milano, giorno in cui morì l'agente Antonio Custra. Bene, per Pisapia Azzolini ha espiato la pena (non è suo il colpo che ha ucciso l'agente) e pertanto oggi può ricoprire "incarichi di responsabilità". In questo caso "l'opportunità politica" tanto sbandierata dal sindaco di Milano per giustificare il divieto imposto alla festa di CasaPound - associazione legalmente riconosciuta - non vi era. Altro peso, altra misura.

 

 

 

 

 

 

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