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Giustizia: il Magistrato di sorveglianza; la politica delega a noi soluzione degli “anni di piombo” PDF Stampa
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Apcom, 25 novembre 2010

 

“Purtroppo il legislatore ha trasferito a noi come giudici di sorveglianza l’onere di trovare una soluzione al problema della detenzione dei protagonisti degli anni di piombo”.

Lo dice Roberta Cossia, giudice del tribunale di sorveglianza di Milano partecipando alla presentazione del libro “L’ergastolo, dall’inizio alla fine”. Il libro lo ha scritto Nicola Valentino, libero dal 2006 dopo aver passato in carcere 26 anni in seguito alla condanna a “fine pena mai” per fatti di lotta armata. Valentino parla di due traumi: il trauma dell’ingresso all’ergastolo, del “rendersi conto che lo Stato ti prende la vita” fino a quello “dell’uscita dall’ergastolo”.
Il giudice Cossia spiega che i detenuti per fatti di lotta armata hanno una strumentazione culturale migliore rispetto ai detenuti comuni “per uscirne”. Ma secondo il giudice di sorveglianza “il problema vero è che avrebbe dovuto essere la politica a chiudere un’epoca storica con un provvedimento adeguato. Invece ci dobbiamo pensare noi come categoria e a Milano abbiamo diversi casi di ergastolani. I meccanismi premiali si prestano a essere strumentalizzati: si arriva a situazioni offensive e prive di senso con le scuse ai parenti delle vittime che arrivano attraverso i carabinieri”.

 

 

 

 

 

 

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