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Agrigento: carcere progettato per “ospitare” poco meno di 200 persone, ma oggi sono in 450 PDF Stampa
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La Sicilia, 25 novembre 2010

 

Chissà se redigendo il decreto svuota-carceri italiane, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano avrà pensato proprio al penitenziario della “sua” città.
Il carcere di Petrusa inaugurato nel 1997 per “ospitare” poco meno di 200 persone è oggi “alloggio” forzato per 450 anime, strette come sarde nella scatoletta, con i minimi diritti di sopravvivenza garantiti solo dagli sforzi del personale di servizio e della polizia penitenziaria. E dallo spirito di sopportazione dei reclusi. Una struttura diventata negli anni troppo piccola, ma che nei prossimi mesi, proprio “grazie” al decreto vergato da Alfano potrebbe di colpo svuotarsi di alcune decine di detenuti. L’obiettivo è quello di porre ai domiciliari quei reclusi con determinate caratteristiche che giustifichino tale variazione dello stato detentivo.
A uscire dalla cella per tornare a casa - ma senza uscirne fino alla fine della pena da scontare - dovranno essere solo coloro i quali, ad esempio, non sono considerati delinquenti abituali e che devono avere obbligatoriamente un domicilio fisso, sicuro e facilmente individuabile. Da alcune settimane ormai, in vista dell’entrata in vigore definitiva e concreta del decreto svuota carceri, al Petrusa è in atto un’attività di discreto “censimento” tra coloro i quali potrebbero avere i requisiti per essere posti ai domiciliari.
Una lista della quale quasi certamente non faranno parte le decine di immigrati clandestini in atto detenuti nel penitenziario agrigentino che, ad oggi, sono una larga fetta della popolazione carceraria della città dei Templi. Il ministro Alfano alcuni mesi fa disse che avrebbe “saputo individuare una soluzione concreta e ragionevole” all’emergenza carceri italiana, affermando come fosse suo “dovere istituzionale intervenire di fronte al record di presenze di detenuti”, alla vigilia di un’estate che nelle galere si preannunciava calda.
“Nessun detenuto sarà messo in libertà” - assicurava a primavera il guardasigilli - vogliamo realizzare 21.479 nuovi posti nelle carceri proprio perché non intendiamo procedere a nuovi indulti o nuove amnistie”. Con il titolare della Giustizia si schierarono i sindacati della polizia penitenziaria. Ad Agrigento si aspetta con grande attenzione il via libera ad aprire qualche cella e “salutare” qualche detenuto da piazzare ai domiciliari. Al momento è impossibile ipotizzare quanti potrebbero fruire di questo “beneficio”. Su 450 però, tenuto conto di quanti hanno un domicilio sicuro e non sono delinquenti abituali, ne potrebbero uscire un centinaio, tutti ospiti del settore media sicurezza.

 

 

 

 

 

 

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