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Giustizia: Radicali; in Italia sistematiche violazioni dei diritti umani PDF Stampa
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Il Velino, 24 novembre 2010

 

Si è concluso ieri il convegno “Stato di diritto e democrazia in Italia - Il rispetto e l’applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’ordinamento italiano”, la due giorni di lavori promossa da Radicali italiani, Partito radicale nonviolento e dai parlamentari Radicali che ha riunito a Roma, nella Sala del Refettorio della Camera, esperti di diritto internazionale per discutere di rispetto e applicazione della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo (Cedu) nell’ordinamento italiano.

Il gruppo di accademici e professionisti ha prodotto come documento finale la “Dichiarazione della Sala del Refettorio”, nella quale denuncia sistematiche violazioni dei diritti umani e di numerosi articoli della Convenzione e lancia l’allarme, dinanzi alla disastrosa situazione dell’amministrazione della giustizia, per la vita dello Stato di diritto in Italia.
Oltre alla giustizia, per cui l’Italia risulta lo stato più condannato dalla Corte europea di Strasburgo, violazioni sistematiche della Convenzione (e della stessa Costituzione italiana) sono state evidenziate anche in merito alla politica di respingimento dei migranti, alla gravissima situazione delle carceri, all’utilizzo strumentale del segreto di Stato, alla mancanza di indipendenza del sistema radiotelevisivo pubblico, alle criticità del ddl sulle intercettazioni e alla scarsa considerazione della privacy e della reputazione degli indagati, alla gestione del ciclo dei rifiuti - la cui carenza comporta gravi conseguenze per il diritto alla salute - e alla mancanza di strumenti a tutela del diritto di elettorato passivo. Il documento rileva dunque che lo Stato italiano è largamente inadempiente rispetto agli obblighi imposti dalla Convenzione europea dei diritti umani, peraltro in buona parte già previsti dalla Costituzione italiana.
Nella “Dichiarazione della Sala del Refettorio” gli accademici si rivolgono alle istituzioni e alla politica sottolineando la necessità di interventi strutturali per rimuovere le cause di incompatibilità dell’ordinamento italiano con la Cedu, nonché l’urgenza di promuovere la tutela preventiva dei diritti previsti dalla Convenzione tramite la creazione di un’istituzione indipendente per i diritti umani. Al convengo hanno preso parte tra gli altri, i professori Zagrebleski, De Sena, Cataldi, Francioni, Cannizzaro, Condorelli, Sciso, Patrono.

 

Dichiarazione della Sala del Refettorio

 

Il gruppo di esperti rileva che lo Stato italiano è largamente inadempiente rispetto agli obblighi imposti dalla Convenzione europea dei diritti umani (Cedu), peraltro in buona parte già previsti dalla Costituzione italiana. Tali inadempimenti, pur riguardando in primo luogo, ed in larghissima prevalenza, la disastrosa situazione dell’amministrazione della giustizia, si estendono ad una molteplicità di ambiti dell’azione statale, coinvolgendo sia profili di carattere istituzionale, sia profili di carattere sostanziale.
Quanto agli aspetti di carattere istituzionale, il gruppo sottolinea sia l’esigenza di dotarsi di strumenti atti a rimuovere le cause strutturali di incompatibilità dell’ordinamento con la Cedu, sia l’urgenza di promuovere in modo efficace la tutela preventiva dei diritti previsti dalla Convenzione, tramite la creazione di un’istituzione indipendente per i diritti umani, nonché di meccanismi di verifica preventiva della compatibilità della legislazione interna con la Cedu.
Relativamente agli aspetti sostanziali, il gruppo di esperti sottolinea in particolare:
a) La radicale incompatibilità della politica di respingimento dei migranti con il divieto di divieto di tortura e trattamenti inumani e degradanti, con il divieto di espulsioni collettive, e con il diritto ad un ricorso effettivo;
b) L’incompatibilità, con i principi fondamentali della Convenzione, in particolare con il divieto di trattamenti disumani e degradanti, della gravissima situazione delle carceri;
c) L’inaccettabile utilizzo del segreto di Stato, che impedisce, de facto, la repressione di violazioni gravi di diritti umani fondamentali;
d) L’inesistenza di mezzi effettivi di impugnazione a tutela del diritto di elettorato passivo, tanto più rilevante a fronte del ridotto grado di rappresentatività del sistema, sul piano dell’elettorato attivo;
e) La mancanza di indipendenza del sistema radiotelevisivo pubblico, le criticità del ddl sulle intercettazioni e la scarsa considerazione per la vita privata e la reputazione delle persone indagate;
f) Le gravi conseguenze, per il diritto alla salute, derivanti dalle manifesta carenza nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Il gruppo di esperti sottolinea infine che tali circostanze, nel loro complesso ed in una alla disastrosa situazione dell’amministrazione della giustizia, destano gravissime preoccupazioni in ordine al rispetto dei parametri di base dello Stato di diritto in Italia.

 

 

 

 

 

 

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