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Foggia: Mastrulli (Osapp); morti, sovraffollamento e problemi strutturali del carcere PDF Stampa
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di Nicola Saracino

 

www.statoquotidiano.it, 24 novembre 2010

 

Una popolazione carceraria di complessivi 800 detenuti a fronte di circa 350 posti disponibili, con una capienza suddivisa in due “tronconi”: la prima inerente la capienza regolamentare, con capacità compresa fra i 220 ai 250 detenuti, mentre la seconda, stabilita dal Comune di Foggia, cd “capienza tollerabile”, dai 330 ai 335 detenuti. Benvenuti nel carcere di Foggia a pochi mesi dal 2011. Stato ha intervistato il vicesegretario nazionale del sindacato di poliziotti penitenziari Osapp Puglia - Basilicata, Domenico Mastrulli, che ha illustrato i problemi da cui è affetto il carcere foggiano e quelli pugliesi, colpiti da “gravi criticità strutturali”.
Intanto, un ex detenuto, senza piantonamento, è deceduto stamane agli Ospedali Riuniti di Foggia. L’uomo era stato ricoverato dopo aver già accusato un malore prima di arrivare in ospedale. La mancanza di piantonamento era stata disposta dalla magistratura di Foggia. Si tratta - anche se indirettamente - della seconda morte di un detenuto in pochi giorni, dopo il suicidio di F.R., 41enne con problemi psichici, avvenuto lo scorso 18 novembre in cella utilizzando la sua cinta dei pantaloni.
La seconda morte in due giorni di detenuti nel carcere di Foggia porta indirettamente ad un’analisi e visione dello stato di salute della stessa casa circondariale del capoluogo dauno. Innanzitutto il problema sovraffollamento. La popolazione carceraria ha quasi raggiunto gli 800 detenuti a fronte di circa 350 posti disponibili. La capienza viene divisa in due “tronconi”: la prima fa riferimento alla capienza regolamentare, che può contenere dai 220 ai 250 detenuti, mentre la seconda, stabilita dall’Amministrazione comunale del capoluogo dauno, viene definita “capienza tollerabile” che va dai 330 ai 335 detenuti. Numeri che testimoniano una crisi che va ormai avanti da tempo e che riguarda anche i vertici della casa circondariale, sprovvista di un vero direttore e retta attualmente da una direttrice reggente. Difficoltà a cui si aggiunge l’esiguo numero di poliziotti penitenziari presenti, 300 per quattro turni operativi, a fronte di una disponibilità che richiederebbe 400 poliziotti uomini e 50 unità femminili.
Difficoltà evidenti, in cui si incastrano gli ultimi episodi di morte: la notte del suicidio di F.R., infatti, era presente un solo agente di turno, cui spettava il controllo di circa 100 detenuti. Proprio i poliziotti penitenziari da tempo rivendicano le criticità presenti nella struttura. Ad agosto si registrò lo sciopero degli agenti di Polizia penitenziaria (che portò al rifiuto del pasto a pranzo e a cena per circa 23 giorni) per le scarse condizioni igienico - sanitarie in cui operava il personale mensa. Sciopero di cui la direttrice reggente “sarebbe venuta a conoscenza soltanto dieci giorni dopo”. Ma non è tutto: il personale preposto allo spostamento dei detenuti nelle aule giudiziarie non percepirebbe il risarcimento dall’inizio dell’anno, costretto dunque a far fronte di tasca propria alle spese necessarie per svolgere il proprio servizio.
A lanciare l’allarme il vicesegretario nazionale del sindacato di poliziotti penitenziari Osapp Puglia - Basilicata, Domenico Mastrulli, che ha illustrato a Stato i problemi da cui è affetto il carcere foggiano e tutti quelli pugliesi, colpiti da “gravi criticità” strutturali. Secondo Mastrulli la polizia penitenziaria da tempo denuncia lo stato in cui versano le carceri, senza però ricevere risposta dalle istituzioni preposte.
L’indice è puntato innanzitutto contro i vertici regionali, “a cui sono state chieste da tempo le dimissioni”, in particolar modo al Provveditore Regionale, Salvatore Acerra: “Non è possibile avere come Provveditore una persona latitante al lavoro, che deve gestire le emergenze di tre regioni e che si presenta in ufficio soltanto il mercoledì e che in sei mesi di attività ha incontrato i sindacati soltanto due volte, ricevendo in entrambe le occasioni un secco no” dichiara Mastrulli. Che denuncia anche una “chiara attività anti - sindacale” di Acerra: il riferimento è allo spostamento avvenuto poco tempo fa di una dirigente facente parte dell’Osapp dal proprio ufficio al carcere di Bari senza preavvisare i sindacati, “quando nell’ufficio del Provveditore regionale vi sono circa 160 unità abusive”.
Decisione che ha scatenato l’ira del sindacato autonomo di polizia penitenziaria che ha già denunciato il tutto alla magistratura del lavoro (ai sensi dell’art. 36 del contratto di lavoro 164 del 2002). “Non è possibile dare la gestione del problema carceri a queste persone - continua Mastrulli - a Foggia la casa circondariale è retta da una persona senza le competenze necessarie, chiediamo al Capo Dipartimento Ionza di porre fine a questa situazione e di far lavorare persone con una competenza comprovata.
Con la morte del detenuto in ospedale, salgono a 3 le morti nel carcere foggiano. Sei invece i detenuti suicidi nelle carceri pugliesi nel 2010 (2 a Foggia, 2 a Lecce, 1 a Brindisi e 1 ad Altamura, mentre a livello nazionale da inizio anno 59 detenuti si sono tolti la vita: 49 si sono impiccati, 6 asfissiati con il gas della bomboletta da camping, 3 avvelenati da mix di farmaci e 1 dissanguato dopo essersi tagliato la gola. La popolazione carceraria ammonta a 4.800 detenuti a fronte di 2.300 posti disponibili nella regione. “In Puglia funzionano soltanto 8 strutture a fronte della 12 disponibili - denuncia ancora il vice - segretario nazionale dell’Osapp Puglia - Basilicata - non sono state aperte strutture come quelle di Spinazzola e Trinitapoli che avrebbero aiutato ad affrontare l’emergenza e gli agenti sono soltanto 2.530”. Il sindacato ha quindi annunciato la richiesta di sostegno direttamente al Ministro dell’Interno, Roberto Maroni. La Puglia non è l’unica regione alle prese con l’emergenza carceri: nel resto del Paese sono presenti 216 strutture, con circa 70mila detenuti presenti, a fronte di una capienza di circa 43mila unità. “A fronte di questa situazione non ci possiamo più scandalizzare se accadono questi episodi di morte”, è l’amara conclusione di Domenico Mastrulli.

 

 

 

 

 

 

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