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Parma: nel carcere di via Burla troppi detenuti… e mancano 150 agenti PDF Stampa
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Gazzetta di Parma, 24 novembre 2010

 

Luci e ombre delle carceri emiliano romagnole: anche Parma finisce sotto la lente dei consiglieri regionali del gruppo assembleare Sinistra ecologia libertà - Verdi.
Le celle di via Burla sovraffollate, come il resto d’Italia, ospitano 142 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. I carcerati, infatti, sono a quota 510 mentre la struttura potrebbe accoglierne solo 368. Al contempo, il calo del numero di agenti di polizia penitenziaria è impressionante: “Si parla di 150 posti vacanti - ha spiegato Elia De Caro dell’associazione Antigone - senza contare la diminuzione degli educatori passati da 9 a 2 nell’arco di pochi anni”.
Ottima è invece la relazione tra il carcere di via Burla e il territorio: sono infatti 22 i detenuti che godono di misure alternative e del reinserimento nel mondo nel lavoro, mentre nel resto della Regione si parla di 2 o 3 persone al massimo. Infine, considerando che la spesa media giornaliera per ciascun detenuto è di 120 euro, la nostra città sborsa quotidianamente più di 60 mila euro. Questo in sostanza è quanto emerge dalla visita effettuata in via Burla non più tardi di ieri mattina dal consigliere regionale nonché ex assessore provinciale Gabriella Meo insieme al consigliere Gian Guido Naldi e all’assessore provinciale Marcella Saccani.
I tre politici, accompagnati da alcuni rappresentanti dell’associazione Antigone, proseguono i sopralluoghi dietro le sbarre degli istituti penitenziari dell’Emilia Romagna. Dopo Rimini, Ravenna, Reggio Emilia, Piacenza e Bologna hanno visitato la casa circondariale di Parma, definendola “una struttura rinnovata e gestita più che positivamente, dove il legame col territorio è ben saldo e palpabile”.
La ristrutturazione del carcere di via Burla, che ha preso il via due anni fa, sta per concludersi e il giudizio dal punto di vista socio sanitario è positivo: “Si tratta di un carcere ad ampio respiro dove i detenuti vengono assistiti e seguiti durante tutto il loro percorso”. Dai corsi di studio, all’inserimento nel mondo del lavoro: “Anche se è grave il calo degli educatori, figure fondamentali all’interno di un carcere - aggiunge Naldi - . Inoltre sarebbe importante dare vita a una serie di attività lavorative interne al penitenziario che possano però riflettersi all’esterno e portare un indotto”. “Continueremo a insistere per introdurre il garante regionale per la tutela dei diritti dei detenuti anche in Emilia - Romagna, previsto dalla normativa ma non ancora nominato - ha assicurato Naldi - prezioso per un’azione ancora più efficace contro “l’emergenza carceri”.

 

 

 

 

 

 

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