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Iran: sei uomini impiccati a Orumiyeh, proteste dei detenuti nel carcere di Gohardasht PDF Stampa
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www.ncr-iran.org, 13 maggio 2015

 

Sei uomini sono stati impiccati nella città nordoccidentale di Orumiyeh giovedì. I detenuti Shahin Salehi, Haji Abbassi, Ahmad Shiri, Latif Alizadeh, Abdolaziz Fouladi e Hassan Bina sono stati tutti giustiziati nel carcere principale della città. Anche sabato un detenuto è stato impiccato in pubblico nella città di Rasht. Gli esperti dell'Onu sui diritti umani hanno condannato la recente impennata delle esecuzioni in Iran, della maggioranza delle quali non viene data notizia. Alcuni rapporti giunti da Ginevra l'8 Maggio 2015, dagli Inviati Speciali delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani, Ahmed Shaheed e sulle esecuzioni extragiudiziali, Christof Heyns, hanno condannato il drastico aumento delle esecuzioni delle ultime settimane.

In molti casi delle esecuzioni non è stata data notizia dalle fonti ufficiali e i nomi dei giustiziati non sono stati rivelati al pubblico. "Quando il governo iraniano si rifiuta persino di ammettere la reale portata delle esecuzioni avvenute, dimostra uno spietato disprezzo sia per la dignità umana che per le leggi internazionali sui diritti umani", ha sottolineato Shaheed. Tra il 9 e il 26 Aprile almeno 98 detenuti sembra siano stati giustiziati, ad una media di sei al giorno. "Siamo allarmati dalla recente impennata del numero delle esecuzioni, avvenute nonostante vi siano grossi dubbi sul rispetto degli standards del giusto processo", ha precisato Heyns.

 

Abbasso il dittatore e viva la libertà

 

Sabato sera 9 maggio, molti detenuti della sezione 12 del 4° braccio di Gohardasht hanno gridato "Abbasso il dittatore", "Viva la libertà" e "Morte al regime delle esecuzioni", per protestare contro l'installazione di apparecchi per la diffusione di forti interferenze e le continue torture e pressioni nei confronti dei detenuti.

Lo scopo dell'installazione di questi apparecchi è quello di disturbare le comunicazioni dei detenuti politici. Il rumore, che causa anche il cancro, ha danneggiato gravemente la salute dei detenuti i quali soffrono di secchezza delle mucose, dolori muscolari e forti mal di testa, visione appannata, nausea e intorpidimento continuo. La Resistenza Iraniana chiede in particolare a giovani di Tehran e Karaj di dimostrare la loro solidarietà e il loro sostegno ai detenuti e sollecita le organizzazioni in difesa dei diritti umani a condannare categoricamente queste azioni repressive e criminali del regime teocratico nei confronti dei detenuti, in particolare dei detenuti politici.

 

 

 

 

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