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Giustizia: morte di Stefano Cucchi, ricorso in Cassazione "Sentenza illogica" PDF Stampa
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La Repubblica, 13 marzo 2015

 

La famiglia e la procura di Roma chiedono un nuovo processo. In appello tutti gli imputati sono stati assolti. La Procura generale di Roma e i familiari di Stefano Cucchi, il geometra morto in ospedale una settimana dopo il suo arresto per droga a Roma, hanno depositato il ricorso in Cassazione contro la sentenza con la quale, nell'ottobre scorso, i giudici d'appello hanno assolto sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria.

Il ricorso riguarda solo questi ultimi tre. Tre i ricorsi proposti: uno a firma del Sostituto procuratore generale Mario Remus (che ha sostenuto l'accusa nel processo d'appello); un secondo del padre di Stefano, Giovanni Cucchi; un terzo, della sorella Ilaria anche nella qualità di esercente la potestà genitoriale sui due figli minorenni.

Dodici le persone che per questa morte, avvenuta nell'ottobre del 2009, sono state processate: sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria. Per l'accusa, Cucchi fu "pestato" nelle celle del tribunale, in ospedale furono ignorate le sue richieste e addirittura abbandonato e lasciato morire di fame e sete. In primo grado, la III Corte d'assise di Roma condannò i medici per omicidio colposo, assolvendo infermieri e agenti. In appello, giudizio ribaltato: tutti gli imputati assolti. Adesso, il deposito dei motivi di ricorso in Cassazione Dal Pg è stata definita, a più riprese, illogica e contraddittoria la sentenza con la quale la Corte d'assise d'appello di Roma ha assolto tutti gli imputati del processo.

Trentuno pagine, tanti allegati, e una schematizzazione degli argomenti, compongono un atto processuale che arriva a una conclusione: la richiesta alla Cassazione di annullare la sentenza d'appello e il rinvio a un altro giudice per un nuovo processo. Per il Pg, in sentenza "sono state scartate valide e probabili ipotesi di aggressione violenta, prospettando una possibile accidentalità dei fatti", nonostante "due delle tre ipotesi avanzate dalla perizia affermino una vera e propria aggressione fisica".

In breve, sarebbe stato "sottostimato il significato, il valore e la gravità delle numerose lesioni sul corpo della vittima, giungendo a indicare l'azione che ha causato le lesioni come una semplice spinta, ed escludendo un'azione aggressiva condotta con maggiore intensità". Altro aspetto del processo sul quale s'incentra la procura generale è quello della causa di morte, sulla quale in sentenza si è ritenuto mancassero certezze.

Tre le obiezioni della procura generale: "V'è da chiedersi in che misura l'asserita mancanza di certezze non dipenda dal comportamento gravemente negligente dei sanitari". Nel ricorso per Cassazione presentato dalla famiglia di Stefano Cucchi solo nei confronti dei tre agenti della polizia penitenziaria assolti in appello dall'accusa di lesioni, si legge: "Difetti capitali nella formulazione dell'imputazione che avrebbe dovuto vedere il fatto qualificato come omicidio preterintenzionale". La famiglia, infatti, non si costituì in appello nei confronti di medici e infermieri, dopo un risarcimento da parte della struttura sanitaria, l'ospedale Pertini, dove Stefano fu ricoverato e nella quale morì.

 

 

 

 

 

 

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