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Giustizia: "l'avvocato era in sciopero", così la Cassazione cancella condanna a 10 anni PDF Stampa
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di Andrea Priante

 

Corriere Veneto, 28 febbraio 2015

 

"L'astensione proclamata in sede collettiva è un diritto di libertà garantito". All'avvocato è stato negato il diritto a scioperare, e quindi il condannato torna libero. La corte di cassazione, in una sentenza depositata due giorni fa, ha disposto l'annullamento della condanna a dieci anni di carcere di un tunisino che era stato arrestato a Padova nell'ambito di una grossa operazione contro il traffico di droga. La vicenda prende le mosse nel 2005, quando la squadra mobile fermò cinque persone che stavano trattando la cessione di un grosso quantitativo di sostanze stupefacenti.

Tra loro, il tunisino Hichem Ben Abdelhami Rahali, che all'epoca aveva 30 anni e abitava a Selvazzano. Vennero sorpresi al casello di Padova Ovest, mentre armeggiavano intorno a una vettura che, si scoprì, aveva il motore e i sedili imbottiti di droga. La polizia sequestrò sedici chili di cocaina e nove chili di hashish, suddivisi in 44 panetti: una volta immessi sul mercato della movida padovana avrebbero fruttato oltre un milione di euro.

Hichem Ben Abdelhami Rahali, difeso dall'avvocato Carlo Bermone, in seguito venne condannato dal tribunale della città del Santo a dieci anni di carcere e centomila euro di multa. Una sentenza contro la quale il tunisino decise di presentare ricorso, e la corte d'Appello fissò l'udienza il 20 settembre del 2013, cinque anni dopo la condanna di primo grado. Proprio per quel giorno, però, l'Unione delle camere penali aveva proclamato l'astensione collettiva per protestare "contro una politica sempre più debole sulla Giustizia e inadempiente sull'emergenza carceri".

Il giorno prima dell'udienza, la Corte d'Appello informò l'avvocato Bermone che la discussione si sarebbe comunque svolta, in base al principio che una decisione che incide sulla libertà di un imputato è preponderante rispetto al diritto a protestare degli avvocati. "Quando sono arrivato in aula - racconta il legale - ho subito spiegato ai magistrati che intendevo aderire alla giornata di astensione indetta dalle camere penali e che quindi l'udienza andava rinviata. Ma i giudici hanno deciso di proseguire ugualmente, anche senza la mia presenza". Risultato: confermata la condanna a dieci anni per il trafficante di droga. Ma l'avvocato Bermone ha deciso di ricorrere in Cassazione, sostenendo che la sentenza era stata pronunciata "in violazione della legge", vista la scelta dei giudici di procedere nonostante la sua assenza.

Ora arriva la decisione della Suprema Corte, che ha dato ragione al legale sulla base dei più recenti indirizzi dettati dalle Sezioni Unite: "L'adesione del difensore all'astensione dalle udienze proclamata in sede collettiva costituisce l'esercizio di un diritto di libertà costituzionalmente garantito", si legge nel dispositivo della nuova sentenza. Per questo motivo "dev'essere rilevata la nullità dell'intero giudizio di appello, siccome illegittimamente celebrato in assenza del difensore avente diritto".

In altre parole, la condanna di Hichem Ben Abdelhami Rahali viene annullata e lui - che nel frattempo, vista la lentezza della Giustizia italiana, era uscito di galera in attesa della sentenza definitiva - se ne resta in libertà. L'intera vicenda ora tornerà alla Corte d'Appello che dovrà ricominciare tutto. Un errore di procedura che da un lato fissa il diritto, anche per gli avvocati, di "scioperare", ma dall'altro cancella con un colpo di spugna la condanna di un pericoloso criminale. "È una sentenza importante perché ribadisce che anche ai difensori degli imputati va garantita la libertà di manifestare le proprie idee", spiega Daniele Grasso, già componente di giunta dell'Unione delle camere penali. "Resta l'amarezza perché una iniziale valutazione sbagliata da parte dei giudici ha provocato un danno sociale conseguente alla mancata definizione del processo nei tempi che avrebbero dovuto essere fisiologici".

 

 

 

 

 

 

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