Venerdì 28 Gennaio 2022
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage


sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

 

Login



 

 

Giustizia: caso Cogne; Cassazione "ecco perché la Franzoni potrebbe tornare in carcere" PDF Stampa
Condividi

La Repubblica, 28 febbraio 2015

 

Delitto di Cogne, la Suprema Corte spiega perché ha rinviato al tribunale di sorveglianza la decisione sul mantenimento degli arresti domiciliari. Annamaria Franzoni corre il rischio di tornare in carcere e non godere più della detenzione domiciliare concessale a giugno in base alle norme che favoriscono la convivenza tra le madri detenute, che abbiano scontato almeno un terzo della pena, e i figli che non hanno ancora compiuto i dieci anni. È quanto emerge dalle motivazioni, depositate oggi, della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha rimandato alla magistratura di sorveglianza di Bologna la decisione sul futuro della donna.

Da ormai due anni, infatti, scrive la Cassazione, il figlio minore della Franzoni ha ormai compiuto i dieci anni. Quindi i giudici di Bologna devono ora valutare se ci sono le condizioni affinché la donna - condannata a 16 anni di carcere per aver ucciso il figlioletto Samuele il 30 gennaio 2002 a Cogne - ottenga la "proroga" dei domiciliari. Proroga che però richiede, in base alle regole dell'ordinamento penitenziario, che sia stata scontata almeno la metà della condanna (e non solo un terzo come nel caso di detenute con figli minori di dieci anni).

"Il legislatore - spiega la Cassazione - ha articolato un doppio regime normativo: l'uno per regolare l'ipotesi di figli di età inferiore a dieci anni, l'altro per regolare l'ipotesi di figli di età superiore: differenziazione del tutto logica, perché finalizzata a contemperare le esigenze perseguite dalla legge con quelle di non eludere del tutto la pretesa punitiva dello Stato e le finalità proprie della espiazione della pena". Per questo motivo, pur senza accogliere le obiezioni avanzate nel ricorso dalla Procura generale della Corte di Appello di Bologna, la Cassazione aveva annullato il via libera alla detenzione domiciliare e rinviato "per nuovo esame al Tribunale di sorveglianza". Il Pg di Bologna riteneva, tra l'altro, che la Franzoni sia ancora pericolosa, in quanto "manifesta sentimenti esibizionistici e bisogni di centralità, narcisismo, in realtà non compatibili con la capacità di provvedere alla cura ed all'assistenza dei figli".

La Suprema Corte ha replicato al contrario che "attualmente è stata esclusa dal tribunale, motivatamente e sulla base di una serie di accertamenti peritali e istituzionali, la pericolosità sociale della condannata, la quale ha partecipato

positivamente ad un insistito processo risocializzante e rieducativo, e dovrà altresì attenersi alle rigorose e finalizzate prescrizioni imposte dal tribunale".

La questione, dunque, non riguarda le valutazioni sull'eventuale pericolosità della donna, quanto quelle sulle norme che regolamentano la concessione degli arresti domiciliari in relazione all'età dei figli. Dirimerla, sarà compito della magistratura di sorveglianza di Bologna.

 

 

 

 

 

 

Federazione-Informazione




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it