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Giustizia: Mattarella, persona perbene. Ma il suo ruolo va modificato PDF Stampa
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di Angela Azzaro

 

Il Garantista, 1 febbraio 2015

 

Anche i più scettici, con l'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza Repubblica, sono costretti a riconoscere l'abilità del premier Renzi. Checché si pensi di lui, questa volta bisogna riconoscere che è stato molto abile. In un solo colpo ha zittito la minoranza interna, che ha dovuto sostenere la scelta da lui proposta, ha congelato il patto del Nazareno per resuscitarlo appena gli tornerà utile ma con un Cavaliere molto indebolito e ha messo in difficoltà le opposizioni, dalla sinistra di Sel al Movimento cinque stelle.

Ma la mossa migliore di Renzi, al di là della strategia messa in campo, è la scelta fatta sul nome. Sergio Mattarella è persona di indubbio valore che rappresenta una storia importante del Paese e della Politica.

Certo, è un democristiano: prova che la Seconda Repubblica - come è stata chiamata una fase della politica italiana che voleva chiudere con il passato - non ha prodotto grandi risultati. Per trovare una personalità autorevole, bisogna tornare indietro di vent'anni. Però, davanti ai possibili topolini, che la montagna delle "quirinarie" poteva partorire, non si può non essere soddisfatti del nome di Mattarella: la lotta alla mafia, la grande cultura e anche il suo silenzio sono qualità oggi abbastanza rare.

Il suo nome appare decisamente più limpido di quello di Romano Prodi, su cui invece sembrano ostinarsi - chissà perché - alcuni della sinistra Pd e una parte dei grillini che pensano così di seminare zizzania. Prodi ha maggiori responsabilità su alcuni passaggi non proprio positivi della vita del Paese, è stato al centro del potere politico ed economico per più di mezzo secolo e poi si è logorato nel tira e molla tra franchi tiratori e improbabili sostenitori. Mattarella no.

L'entusiasmo per Mattarella però finisce qui. Come finirebbe per qualsiasi presidente della Repubblica, per ragioni legate alla crisi della democrazia e delle istituzioni repubblicane.

Napolitano, re Giorgio come lo abbiamo spesso chiamato, in questi anni ha assunto un ruolo che è andato al di là da quello stabilito dalla Costituzione. Non lo ha mai fatto in maniera illegale. Ma, a poco a poco, ha preso decisioni che più che di controllo sono stati di vero e proprio governo della vita politica del paese.

Un esempio? Quando ha deciso di far cadere il governo Berlusconi e ha chiamato Monti, saltando a piè pari il passaggio delle elezioni. Colpa sua? Il problema riguarda quel sistema istituzionale pensato subito dopo la guerra e che nel tempo si è sfrangiato, restituendoci una situazione che fa acqua da tutte le parti. La riforma del Senato e quella della legge elettorale non lo risolvono, anzi lo esasperano: per il merito dei provvedimenti e per l'equilibrio generale dei rapporti tra esecutivo, parlamento e appunto presidente della Repubblica.

Il clima che accompagna l'elezione di Mattarella al Colle ci racconta questa crisi, ma anche il sentimento opposto: in tanti vorrebbero partecipare, dire il proprio nome, designare la persona che li convince di più. È un sentimento positivo, che esprime un avvicinamento tra i cittadini e il capo dello Stato, e che è merito anche del presidente Napolitano. Ma non basta fare le quirinarie o fare le consultazioni. Men che mai servono i televoti proposti da siti e programmi televisivi.

Ieri, su questo giornale, abbiamo proposto di passare all'elezione diretta del presidente della Repubblica. In Italia, su questo punto, pesa la storia del Novecento e una serie di pregiudizi sconfessati dalla realtà.

Non ha senso pensare che si corra il rischio di un solo uomo al comando (del resto già c'è) e di una dittatura. L'elezione diretta - come in America, come in Francia, cioè nelle grandi democrazie - consentirebbe invece di costruire una vera partecipazione e permetterebbe ai cittadini di scegliere il presidente che preferiscono.

Va ripensato tutto. Non con piccoli provvedimenti parziali ma con un ragionamento complessivo sulla democrazia e sulle istituzioni che coinvolga tutte le forze politiche a sociali del Paese. La presidenza di Mattarella potrebbe assumere questo ruolo di stimolo avendo tutta l'autorevolezza per farlo. Questa è l'urgenza di cui sarebbe bene farsi carico al Colle, non il braccio di ferro con Bruxelles o la troika, come chiedono alcuni, che spetta casomai al premier in carica.

 

 

 

 

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