Domenica 19 Gennaio 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia: mense carcerarie; il 21 gennaio il nuovo capo del Dap incontra le Cooperative PDF Stampa
Condividi

di Daniele Biella

 

Vita, 15 gennaio 2015

 

Santi Consolo riceve martedì prossimo le dieci coop sociali che da domani 15 gennaio non potranno più far servire ai propri detenuti dipendenti il pasto in altrettanti istituti di pena italiani. Patriarca, deputato Pd e presidente del Cnv: "È un primo segnale positivo, mi auguro arrivi presto un accordo".

Santi Consolo, nuovo capo del Dap, Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, incontrerà il 21 gennaio le cooperative coinvolte nella questione mense carcerarie (da domani 15 gennaio, in dieci carceri d'Italia il pasto non sarà più fornito dai detenuti dipendenti delle coop a causa dello stop dei fondi governativi, nonostante i dieci anni di ottima sperimentazione): "è un primo segnale positivo. Consolo ha ribadito la volontà di proseguire il rapporto con le cooperative, mi auguro che nei prossimi giorni l'amministrazione penitenziaria riesca a trovare un accordo. Perché investire sulle misura alternative alla pena, sull'accoglienza esterna e sull'inserimento lavorativo conviene a tutti. Sia socialmente sia economicamente", dichiara Edoardo Patriarca, presidente del Cnv, Centro nazionale per il volontariato, e deputato del Pd, in rappresentanza del gruppo di associazioni "La certezza del recupero".

"I vantaggi di questo servizio, ormai prossimo allo stop, sono evidenti", aggiunge il presidente del Cnv, "affidare le mense alle cooperative non migliora solo la qualità del vitto, ma anche la vita stessa dei detenuti. Il lavoro permette loro di riacquistare la consapevolezza di sé. Ma non è tutto: in questo modo si abbattono sia i costi sia la recidiva, che passa in media dall'80 al 7 per cento".

 

Risorse insufficienti

 

"Le risorse sono insufficienti per estendere il servizio mensa sul modello delle cooperative a tutti i carceri". Lo ha detto il capo del Dipartimento amministrazione penitenziaria, Santi Consolo, intervistato a Mix24 sulla mancata proroga per 10 cooperative che operavano in altrettante carceri. "C'è una linea fondamentale della rieducazione - ha aggiunto Consolo, ma c'è pure un'esigenza di offrire lavoro a tutti i detenuti. E per fare questo le risorse vanno distribuite per tutti. Noi stiamo parlando di dieci cooperative che forniscono un servizio mensa solo per settemila detenuti, ma ai costi attuali non possiamo estenderlo a tutti, per le risorse che abbiamo a disposizione, che sono esigue".

 

Patriarca (Cnv): sì al lavoro in carcere

 

"Il lavoro in carcere va sostenuto e incentivato, non smantellato e cancellato". Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale per il volontariato, in rappresentanza del gruppo "La certezza del recupero" interviene così a favore delle dieci cooperative sociale che da un decennio gestiscono il servizio mensa in altrettanti carceri italiane. Un'attività sperimentale che s'interromperà il 15 gennaio dopo una breve proroga concessa dal Ministero della Giustizia. "Quello di domani sarà l'ultimo pasto servito dalle coop, che saranno costrette a licenziare buona parte del personale" prosegue Patriarca.

"I vantaggi di questo servizio, ormai prossimo allo stop, sono evidenti. Affidare le mense alle cooperative - aggiunge il presidente del Cnv - non migliora solo la qualità del vitto, ma anche la vita stessa dei detenuti. Il lavoro permette loro di riacquistare la consapevolezza di sé. Ma non è tutto: in questo modo si abbattono sia i costi sia la recidiva, che passa in media dall'80 al 7 per cento". Il primo segnale di apertura arriva da Salvi Consolo, nuovo presidente del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria).

"Stamani Consolo ha ribadito la volontà di proseguire il rapporto con le cooperative - prosegue Patriarca - e per questo le ha convocate in un incontro che si terrà il 21 gennaio. Il capo del Dap giudica positiva l'esperienza fin qui svolta. Ebbene, si tratta di un primo positivo segnale. Mi auguro che nei prossimi giorni l'amministrazione penitenziaria riesca a trovare un accordo. Perché investire sulle misura alternative alla pena, sull'accoglienza esterna e sull'inserimento lavorativo conviene a tutti. Sia socialmente sia economicamente".

Da oltre un anno e mezzo il gruppo di lavoro 'La certezza del recupero' - di cui oltre al Cnv fanno parte tra gli altri anche Seac, Conferenza nazionale volontariato giustizia, Comunità Papa Giovanni XXIII, Sesta Opera S. Fedele Onlus di Milano, Padre Nostro di Palermo e Caritas - sta lavorando per il riconoscimento a pieno titolo delle misure alternative alla pena e delle comunità di accoglienza.

 

Adoc: lavoro base del reinserimento sociale

 

Far lavorare, retribuiti, i detenuti è la base per un loro reinserimento sociale ed esempio di vero impegno sociale. Per Adoc è questa la strada da seguire, alla stregua di quanto avviene nel resto d'Europa e negli Usa. "Il capitale umano nella carceri va recuperato e non disperso, il lavoro è il fondamento per il reinserimento sociale - dichiara Lamberto Santini, Presidente dell'Adoc - in questo senso dobbiamo guardare alle esperienze all'estero, come in Irlanda, Olanda e Austria, dove praticamente tutti i detenuti lavorano, retribuiti, e svolgono interventi sociali. Crediamo che sia un'opportunità da mettere in pratica, affinché il periodo di carcere non sia esclusivamente punitivo e economicamente pesante per la casse statali, ma sia un momento di recupero".

 

 

 

 

06


06


 06

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it