Sabato 08 Agosto 2020
Redazione
Direttore
Ristretti come Homepage

Login



 

 

Giustizia: sul caso Cucchi (finalmente) il coraggio dei giudici della Corte d'Appello PDF Stampa
Condividi

di Fausto Cerulli

 

Ristretti Orizzonti, 15 gennaio 2015

 

Ho ascoltato le parole di uno degli avvocati della famiglia Cucchi, dopo la sentenza di assoluzione, sia pure per insufficienza di prove, pronunciata dalla Corte di Appello di Roma: "lo Stato ha preso in consegna Stefano vivo, e lo Stato lo ha restituito morto".

Parole precise, che dicono di una giustizia che merita di essere condannata per abbondante sufficienza di prove. É vero che nelle motivazioni della sentenza si legge che gli atti vengono rinviati alla Procura della Repubblica per ulteriori indagini; ma francamente sembra di assistere ad una sorta di balletto intorno ad un cadavere.

I giudici della Corte di Appello, bontà loro, affermano in motivazione che Cucchi non può essersi ammazzato da solo. E tutti abbiamo in mente le foto agghiaccianti del volto tumefatto di Stefano, e tutti ricordiamo come le forze dell'ordine, prima i Carabinieri, poi le Guardie Penitenziarie abbiano provato a sostenere in maniera quasi infantile se non fosse cinica, che Cucchi era scivolato, che si era procurato per propria colpa le ferite che dovevano portarlo alla morte. Una sorta di Pinelli, insomma.

Una sorta di suicidio di Stato, se è permesso dirlo. La sorella di Stefano, la coraggiosa ed ammirevole Ilaria, ha sostenuto che in ogni caso la sentenza costituisce una vittoria della giustizia giusta. Credo che si sia lasciata trascinare da un eccessivo entusiasmo per alcune affermazioni della sentenza: quelle, appunto, che sanzionano come il Cucchi non possa essersi procurato da solo le ferite mortali. diciamo pure che si tratta di un passo avanti, ma di un passo da lumaca. Perlomeno, la sentenza di

primo grado aveva condannato qualcuno, sia pure in modo lieve, per non turbare troppo. Da una sentenza di condanna si passa ad una sentenza di assoluzione con la formula cosiddetta dubitativa. E la morte di Stefano Cucchi resta avvolta, almeno per i giudici dell'appello, in una cortina fumogena di dubbi. La Corte, non riuscendo a squarciare la cortina fumogena del dubbio, ha deciso di rinviare gli atti alla Procura, altro giro altro regalo.

Poi interverrà magicamente la prescrizione a seppellire i dubbi e le incertezze che avvolgono il caso. Ho avuto modo di conoscere il giudice che ha presieduto la Corte di Appello, e lo considero uno dei pochi magistrati che sanno fare il proprio mestiere: e dunque penso che gli sia costato molto il dover pervenire ad una sentenza come quella che ha sancito la maestà del dubbio. on Mi considero da sempre un garantista, e dunque dovrei concordare con la decisione dei giudici. Ma credo che anche Cucchi, in qualche modo, debba essere garantito.

Mettiamoci anche quanto dichiarato dal Presidente della Corte di Appello di Roma, che ha tenuto a precisare di non aver fatto parte del collegio giudicante (excusatio non petita) per poi esprimere qualche dubbio sui dubbi dei giudici giudicanti, per concludere infine che il nostro codice prevede che un giudice non possa condannare se non si è raggiunta una certezza oltre ogni ragionevole dubbio.

Ragionevole dubbio: una formula paradossale, perché un dubbio non dovrebbe essere ragionevole. E allora prendiamocela con il nostro codice di procedura penale, e plachiamoci la coscienza, se coscienza abbiamo, pensando che Cucchi è morto per i colpi inferti dal codice. La patata bollente passa di nuovo alla Procura, che dovrà ricominciare da capo a scottarsi le dita, cercando un colpevole che non possa ammantarsi di dubbio.

Un colpevole che possa spiegare come mai Cucchi, per riprendere le parole dell'avvocato della famiglia, sia stato preso in consegna da uno Stato che lo ha restituito morto. In questo cinico carosello una sola certezza, che lascia comunque incerti: Cucchi è stato ammazzato.

Ed a Cucchi dobbiamo un minimo di garanzia che qualcuno paghi per quella morte. Anche se, a conti fatti, e per restare in tema di dubbio, dubito molto che la Procura possa fare luce: sarebbe comunque una luce che accecherebbe una qualche porzione di Stato. E forse finiremo per dover dire che quello che è Stato è Stato, con le maiuscole.

 

 

 

 

02


01


07


 06

 

 

 

murati_vivi

 

 

 

Federazione-Informazione


 

5permille




Tutti i diritti riservati - Associazione "Granello di Senape" Padova Onlus - C.F. 92166520285 - Powered by amani.it