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Giustizia: da Stefano Cucchi a tutti gli altri, presentato il VII Rapporto sulle carceri di Antigone PDF Stampa
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Redattore Sociale, 22 ottobre 2010

Utilizzo dei fondi della Cassa delle Ammende, effetti della legge Fini Giovanardi, Ospedali psichiatrici giudiziari: tanti i temi i caldi affrontati dal settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia.
Si intitola “Da Stefano Cucchi a tutti gli altri. Un anno di vita nelle carceri italiane” il settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia dell’associazione Antigone, presentato questa mattina a Roma. Molti i temi trattati, a partire proprio dalla tragedia del geometra trentunenne morto in carcere a cui si accompagna una rassegna dei suicidi e degli altri eventi critici verificatisi nelle prigioni italiane. Nel Rapporto si trova poi un capitolo sull’evoluzione dell’esecuzione penale negli ultimi venti anni in Italia e un approfondimento sulla riforma della sanità penitenziaria, avviata nell’aprile del 2008 e ancora in fase di transizione. Un altro capitolo è dedicato, invece, al tema degli Ospedali psichiatrici giudiziari, recentemente oggetto di visite da parte del Comitato europeo per la prevenzione della tortura e della Commissione parlamentare di inchiesta sull’efficacia del sistema sanitario nazionale.
Non manca una riflessione sugli effetti che la legge Fini - Giovanardi ha avuto sulla presenza nelle carceri dei tossicodipendenti, che attualmente rappresentano circa il 30% della popolazione detenuta. Un altro capitolo è dedicato alla destinazione di un’ampia quota dei fondi della Cassa delle Ammende, destinati al finanziamento di attività riabilitative, a due enti entrambi siciliani, uno dei quali viene definito dai curatori del Rapporto pressoché “sconosciuto agli addetti ai lavori da tempo impegnati nel campo”. Tra i temi caldi affrontati nel Rapporto vi sono anche l’inasprimento del regime speciale dell’art.41 bis e lo stato dei diritti nelle carceri italiane, analizzato attraverso una disamina delle recenti posizioni assunte dagli organi giurisdizionali italiani ed europei e del ruolo del garante per i diritti dei detenuti.
“Le carceri sono fuorilegge” è invece il titolo di un’iniziativa che Antigone ha realizzato attraverso un ciclo di visite negli istituti penitenziari svolte tra giugno e luglio 2010: da queste visite sono emerse una serie di violazione di diritti socio - sanitari, che hanno successivamente costituito l’oggetto di una serie di esposti ai sindaci. Presenti, infine, alcuni focus sulle condizioni di detenzione all’interno degli istituti in Veneto, Emilia Romagna e Basilicata.

In Italia quasi un detenuto su due non ha una condanna definitiva

Rapporto Antigone: 68.527 i detenuti nei 206 istituti penitenziari contro 44.612 posti letto regolamentari. 28.154 i detenuti che hanno violato la legge sulle droghe. 463 gli over70. Solo 1 su 500 delinque durante le misure alternative.
Sono 206 gli istituti penitenziari italiani, per un totale di 44.612 i posti letto regolamentari e 68.527 detenuti. La fotografia del sistema carcerario italiano arriva dall’Associazione Antigone, che questa mattina a Roma presenta il settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia realizzato anche grazie al contributi di 37 volontari che hanno visitato numerosi istituti penitenziari sparsi su tutta la Penisola. Stando ai dati presenti nel Rapporto, dunque, il nostro Paese detiene il record europeo per presenza di imputati nelle carceri, ben il 43,7%, mentre quelli in attesa di primo giudizio sono 15.233. Attualmente poi il 4,35% della popolazione carceraria è costituita da donne e il 2,6% da internati. Sono invece 57 i bambini sotto i tre anni che vivono in carcere con le loro madri e 11 le donne in gravidanza. Diciotto sono, invece, gli asili nido funzionanti e 22.675 i detenuti che hanno figli fuori dal carcere.
Altri numeri del sistema penitenziario italiani riguardano i semiliberi (877), le persone in affidamento in prova (7.800) e le persone in detenzione domiciliare (4.692). Mentre le persone che hanno commesso un reato durante le misure alternative sono lo 0,23% del totale, sostanzialmente 1 su 500. Inoltre sono 5.726 i detenuti italiani e solo 71 quelli stranieri imputati o condannati per associazione a delinquere di stampo mafioso. Mentre i detenuti che hanno commesso violazioni della legge sulle droghe sono 28.154 e quelli che devono scontare una pena inferiore a un anno 11.601. Di questi la metà sono stranieri. Gli ergastolani italiani sono invece 1.437, contro soli 54 ergastolani stranieri.
Quanto al livello di istruzione, i dati presentati questa mattina dall’Associazione Antigone parlano di 930 detenuti analfabeti, 2.342 privi di titolo di studio, 9.197 che hanno finito la sola scuola elementare e 595 laureati. In carcere ci sono anche i giovani e gli anziani: sono infatti 463 gli ultrasettantenni e 7.311 i detenuti con meno di 25 anni. Sul fronte dei costi, poi, 113 euro è il costo medio giornaliero di un detenuto e 7,36 euro il costo medio giornaliero di un detenuto per il suo mantenimento (pasti, igiene e trattamento rieducativo). Nel 2009 le morti in carcere sono state 113 di cui 72 suicidi, 18 da accertare, 22 per malattia.

Antigone: crollano gli ingressi in carcere negli ultimi tre mesi

Nei primi sei mesi del 2010 i detenuti sono aumentati di 3.647 unità per un totale di 607 reclusi al mese. Negli ultimi tre mesi la crescita è stata di appena 269 unità. L’associazione: “Meno arresti perché non ci sono più posti”.
Crescono di meno rispetto ai ritmi sostenuti dei mesi precedenti i detenuti nelle carceri italiane. Stando ai dati diffusi questa mattina da Antigone, nel 2008 i reclusi sono cresciuti di 5.503 unità, nel 2009 di 6.664. L’aumento prosegue nei primi sei mesi del 2010, quando si registrano 3.647 unità in più, di cui 899 stranieri. Un forte rallentamento di nota però negli ultimi tre mesi del 2010, con un aumento di appena 269 unità, tra cui 198 stranieri, che rappresentano comunque i 4/5 della crescita totale. Scendendo nel dettaglio, nel 2008 i detenuti sono cresciuti di 458 unità al mese, nel 2009 l’incremento è stato di 555 detenuti al mese e nel primo semestre 2010 di 607 detenuti al mese. Nell’ultimo trimestre, invece, l’aumento è stato di sole 89 unità al mese.
Anche la crescita dei detenuti stranieri ha subito un rallentamento nell’ultimo trimestre. Questi sono cresciuti di 1.525 unità nel 2000 (127 nuovi stranieri al mese), di 3.310 unità nel 2008 (275 al mese), di 2.505 nel 2009 (208 al mese) e di 899 unità nel primo semestre 2010 (149 al mese). Nell’ultimo trimestre, però, l’incremento è stato solo di 198 unità, per un totale di soli 66 nuovi stranieri al mese. “La sorpresa dell’ultimo trimestre non è dovuta a una modifica delle leggi, ma al fatto che i poliziotti arrestano di meno perché non ci sono più posti” è il commento di Antigone.

Antigone: in carcere un solo operatore sociale ogni 60 detenuti

Un magistrato di sorveglianza devo occuparsi di quasi 400 detenuti per un totale di circa 4 mila procedimenti l’anno da smaltire. In servizio un poliziotto ogni due detenuti.
Sono 178 i magistrati di sorveglianza in Italia contro un organico di 204. Lo rende noto l’Associazione Antigone che oggi ha presentato il suo settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia. Ogni magistrato, in media, deve occuparsi di 394 detenuti. E posto che ogni detenuto, in media, presenta dieci domande l’anno (tra misure alternative, reclami, liberazioni anticipate e ricoveri), ogni giudice si trova a smaltire circa 4 mila procedimenti, per un totale ipotetico di 10 al giorno, festivi compresi.
La pianta organica della Polizia penitenziaria prevede, invece, un organico di 38.965 uomini e 3.303 donne, per un totale complessivo di 42.268 unità. Ma alla data attuale vi sono solo 34.165 uomini e 3.183 donne, che tutti insieme fanno 37.348 unità. Sommando quelli in esecuzione interna e quelli in affidamento e semilibertà, vi è un poliziotto ogni due detenuti da cui bisogna però sottrarre il personale non in servizio attivo pari a 2.794 uomini e 315 donne, per un totale di 3.109 unità. Risultano quindi in servizio 31.371 uomini e 2.868 donne, per un insieme di 34.239 unità. La pianta organica ministeriale prevede, infine, 1.331 educatori e 1.507 assistenti sociali. Ma al 1 settembre 2010 risultavano in servizio 1.031 educatori e 1.105 assistenti sociali, vale a dire circa 1 operatore ogni sessanta detenuti.

Antigone: meno meridionali e più “padani” in cella

Due terzi della crescita negli ultimi dieci anni dovuta agli straneri (25.164), il restante terzo ai settentrionali (Veneto escluso). Crollano le presenze di pugliesi, campani, calabresi, siciliani, sardi. Aumentano moltissimo emiliani e toscani.
Secondo i dati diffusi questa mattina dall’Associazione Antigone, i detenuti ristretti nelle 206 carceri italiane sono 68.527, di cui 25.164 stranieri. Nel 2000, invece, erano 52.784, di cui 14.057 stranieri. In 10 anni, dunque, detenuti italiani e detenuti straneri sono cresciuti rispettivamente di 15.743 e 11.107 unità. I due terzi della crescita della popolazione reclusa è stata quindi determinata dagli stranieri che - secondo l’Associazione Antigone - finiscono in carcere soprattutto per via delle leggi che puniscono l’inottemperanza dell’obbligo di espulsione e prevedono aggravi di pena per i recidivi. Nel solo 2009 gli stranieri sono cresciuti di 1.351 unità. Scendendo nei particolari, attualmente sono presenti 5.330 detenuti marocchini contro i 3.096 nel 2000, 3.045 romeni (529 nel 2000) e 3.225 tunisini (2.148 nel 2000). Sono, invece, cresciuti di poco gli albanesi, mentre gli algerini sono rimasti numericamente gli stessi.
Se i due terzi della crescita dei reclusi dal 2000 al 2009 è determinato dagli stranieri, l’altro terzo è dovuto invece ai detenuti nati nel Nord Italia. In particolare, dai dati diffusi questa mattina da Antigone emerge che nelle carceri italiane aumentano i padani (tranne i veneti che restano stabili) e crollano le presenze dei meridionali. I detenuti di origine settentrionale sono 9.782, quasi il 15% del totale e il 25% degli italiani in galera. Nella storia penitenziaria italiana non sono mai stati così tanti. Nel 2001, infatti, i reclusi nati in Lombardia erano poco più di un terzo rispetto a quelli nati in Campania, oggi sono pochi di meno: 4.843 contro 6.510. I detenuti del Centro Italia sono 9.291, i detenuti del Sud e delle isole 17.612. Il Centro - Nord ha quindi più detenuti del Sud.
Crollano le presenze di detenuti pugliesi, campani, calabresi, siciliani, sardi, mentre crescono moltissimo i detenuti emiliani e toscani. In particolare - precisa Antigone - si regista un drastico calo dei detenuti provenienti dalle quattro regioni del Sud più a rischio di presenza di criminalità organizzata: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria. Esse producono 17.439 detenuti, il 25% del totale. Ma nel 2001 i reclusi originari di queste regioni erano addirittura 25.668, ossia poco meno del 50% del totale, stranieri compresi.

Violenze sessuali sui detenuti: la denuncia di Antigone

Da Belluno a Frosinone, da Genova a Milano fino a Lecce, sono vari i casi di violenza sessuale nei confronti dei detenuti. Non mancano gli abusi sui minori.
Da Belluno a Frosinone, da Genova a Milano fino a Lecce, sono vari i casi di violenza sessuale nei confronti dei detenuti documentati dall’Associazione Antigone, che questa mattina ha presentato a Roma il settimo Rapporto sulle condizioni di detenzione in Italia. Nella casa circondariale di Belluno un agente di polizia penitenziaria è indagato per violenza sessuale ai danni di un detenuto transessuale. I fatti sarebbero avvenuti nel giugno del 2009, quando l’agente avrebbe costretto l’uomo a un rapporto orale. La vittima avrebbe consegnato alla Procura un campione del liquido seminale conseguente all’atto sessuale. Ad oggi si attende il responso peritale.
Continua il processo contro un agente di polizia penitenziaria, due funzionari e il vice direttore della casa circondariale di Frosinone imputati di violenza sessuale ai danni di un detenuto omosessuale e di omissione di atti di ufficio. I fatti risalgono al 2006. Ad oggi, si attendono ulteriori ed eventuali sviluppi. Ad aprile 2010 è iniziato il processo contro il direttore del carcere di Pontedecimo (Genova) imputato di violenza sessuale continuata e aggravata, concussione per motivi di ordine sessuale, induzione alla calunnia e falso. Secondo l’accusa, il direttore del carcere era solito concedere benefici in cambio di favori sessuali. Ad oggi si attendono ulteriori sviluppi. Un agente di polizia penitenziaria operativo nel carcere di San Vittore a Milano è indagato per violenza sessuale (reiterata) ai danni di un detenuto transessuale. I fatti (quattro episodi) sarebbero avvenuti tra i mesi di giugno e settembre del 2008. Ad oggi si attendono ulteriori sviluppi.
Non mancano le violenze nei confronti di minori. Prosegue il processo contro nove agenti del carcere minorile di Lecce per abusi su minori e violenze. Secondo la magistratura, all’interno della struttura si sarebbe creata, dal 2003 al 2005, una pseudo associazione di intenti finalizzata a sopprimere con la violenza qualsiasi cenno di dissenso, tanto dei reclusi quanto del personale operante all’interno della struttura stessa.
 

 

 

 

 

 

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