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Giustizia: in Sicilia la metà dei fondi erogati dalla Cassa delle ammende tra il 2009 e il 2010 PDF Stampa
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Redattore Sociale, 22 ottobre 2010

La denuncia di Antigone: “La Sicilia è l’unica regione in cui vengono finanziati progetti il cui capofila non appartiene alla Amministrazione penitenziaria”.
L’utilizzo del fondo della Cassa Ammende al centro di uno dei capitoli del settimo Rapporto dell’Associazione Antigone sulle condizioni di detenzione in Italia, presentato questa mattina a Roma. Il fondo le cui risorse derivano direttamente dalle ammende pagate dai condannati è da sempre destinato al finanziamento di programmi che attuano interventi di assistenza economica in favore delle famiglie di detenuti ed internati, nonché di programmi che tendono a favorire il reinserimento. Ma nel 2008 - si legge nel Rapporto - il governo, con il decreto “mille proroghe”, oltre a introdurre un gettone di presenza per i componenti degli organi della Cassa delle Ammende (si tratta dei massimi vertici del Dap), che in base al regolamento di esecuzione dell’ordinamento penitenziario dovrebbero prestare “la loro opera gratuitamente”, include tra i possibili usi dei fondi della Cassa l’edilizia penitenziaria. I soldi della cassa delle ammende andranno a finanziare il piano carceri.
Ma non finisce qui perché - si legge ancora nel Rapporto - nel biennio 2009/2010 sono stati finanziati 20 progetti, per un ammontare complessivo di 17.380.594 euro. Se si tolgono i finanziamenti all’edilizia penitenziaria, che ammontano complessivamente a 1.172.022 euro, il finanziamento medio per ogni progetto è di 853.000 euro. Si tratta di progetti di varia natura - precisa Antigone - che hanno però sempre come capofila l’Amministrazione penitenziaria (singoli istituti, Uepe, direzioni dello stesso Dap, ecc.). Ma ci sono due eccezioni. La prima è l’Agenzia nazionale reinserimento al lavoro (Anrel), promossa dalla Fondazione Monsignor F. di Vincenzo di Enna, finanziata con 4.804.000 euro e gestita dal Movimento del Rinnovamento nello Spirito Santo, un soggetto che il Rapporto definisce “praticamente sconosciuto in ambito penitenziario” e che “ad oggi ha al proprio attivo un l’inserimento di soli 12 detenuti”. C’è poi il progetto “Luce e libertà”, proposto dalla Usl n. 5 di Messina e finanziato con 3.894.886 euro per sostenere un percorso di formazione e inserimento a favore di 56 internati in Ospedale psichiatrico giudiziario.
Questo il commento dell’Associazione: “La Sicilia, unica regione in cui vengono finanziati progetti il cui capofila non appartiene alla Amministrazione penitenziaria, incassa così con questi due progetti 8.698.886 euro, la metà esatta di quanto erogato dalla Cassa Ammende tra il 2009 e il 2010. La strada individuata dal ministro Alfano è dunque quella di una eccellenza tutta siciliana sulla quale il Dap sembra pronto a scommettere o, almeno, a scommettere i pochi soldi per il reinserimento dei detenuti”.
 

 

 

 

 

 

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