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Mamone (Nu): scoperta una distilleria clandestina in carcere, due ore di disordini PDF Stampa
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di Luciano Piras

La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2010

Due ore di tensione la scorsa notte nella colonia penale di Mamone dopo che gli agenti hanno scoperto in una cella una distilleria clandestina. Alcuni detenuti si sono tagliati con le lamette e si sono lanciati contro i poliziotti. La denuncia della Cisl-Pp: “Quanto accaduto dimostra il fallimento del progetto-colonia”.
Il sangue che schizza ovunque. I detenuti che si tagliano e si lanciano contro i poliziotti. Tutto per una distilleria clandestina scoperta dentro il carcere di Mamone. Un inferno scoppiato nel buio, all’improvviso, che rischia di degenerare, di trasformarsi in una tragedia collettiva. Nel giro di due ore: due ore lunghissime, interminabili, di terrore. “Non è un film, ma la realtà che l’altra notte hanno vissuto agenti e reclusi” denuncia il segretario generale della Cisl-Polizia penitenziaria, Giovanni Villa. È lui che ha avuto il coraggio di prendere carta e penna e raccontare tutto non solo alla segreteria nazionale del suo sindacato e al direttore della stessa Colonia penale di Mamone, Francesco Cocco, ma anche direttamente al provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria Felice Bocchino.
La ricostruzione dei fatti è davvero drammatica. “Ore 24,30 circa. Un detenuto si aggira nel corridoio di una delle sei sezioni detentive della Casa di reclusione di Mamone, precisamente nel fabbricato della “Centrale” - spiega Villa -. L’agente addetto alla sorveglianza della sezione nota il movimento e dà l’allarme. Prontamente intervengono altri agenti che cercano di riportare il detenuto all’interno della camera detentiva, ma appena entrano in cella si accorgono che vi è una vera e propria distilleria. E infatti i detenuti stanno preparando una bevanda alcolica. I detenuti, scoperti, tutti extracomunitari, tirano fuori dalla bocca delle lamette e danno il via a una serie di atti autolesionistici tagliandosi in varie parti del corpo, e aggrediscono gli agenti che per fortuna non riportano alcuna ferita e riescono ad allontanarsi”.
Un inferno che gli agenti riescono a domare solo dopo due ore. “Dagli accertamenti, poi, e dalle dichiarazione rese dal detenuto che si aggirava nel corridoio - spiega ancora il segretario generale della Cisl-Pp -, si verificava che lo stesso era uscito dallo spioncino della porta in legno. Di fatto lo spioncino risulta essere più grande di quelli delle porte blindate”.
Un’assurdità, emblema tuttavia della situazione che vive i carcere di Mamone: 370 detenuti, l’80% dei quali extracomunitari, in gran parte musulmani; gli agenti, invece, sono solo un centinaio, costretti perciò a turni massacranti e a stress. Una convivenza di culture e nazionalità sempre più difficile, a Mamone. “Una delle tre Colonie agricole che fanno parte del “Progetto colonia” - sottolinea Giovanni Villa -, ma che come il “Progetto carceri” nessuno ha mai visto realizzato. Se questi sono i risultati del progetto carceri possiamo benissimo dire che non è neanche partito ed è già fallito”.
 

 

 

 

 

 

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