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Pistoia: è morto stanotte in ospedale il detenuto 35enne che si era impiccato ieri PDF Stampa
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La Nazione, 14 ottobre 2010

Non ce l’ha fatta il detenuto che ieri era stato salvato in extremis dagli agenti del Santa Caterina di Pistoia. Il carcerato aveva tentato il suicidio con un lenzuolo all’interno della propria cella, legandolo alla terza branda, la più in alto, mentre i compagni non erano con lui. L’uomo era stato arrestato l’estate scorsa per rapina.
Ieri gli agenti del penitenziario pistoiese avevano tentato di salvarlo, chiamando i soccorsi. Nonostante la corsa in ospedale però già in serata era stata decretata dai medici la morte cerebrale. Nella notte poi l’uomo è spirato. I familiari del suicida hanno scritto una lettera chiedendo che il nome dell’uomo non venga rivelato e smentendo che fosse in cura per problemi psichici.

L’avvocato: scontava la sua pena con sofferenza, ma il suicidio è incomprensibile

La sua famiglia vive momenti di grande dolore e ci chiede di rettificare, tramite lo studio dell’avvocato Elisabetta Vinattieri di Pistoia, che difendeva il giovane nella sua vicenda giudiziaria, la circostanza riportata ieri, e cioè che il giovane soffrisse di problemi psichiatrici. Circostanza non vera, non aveva problemi di tipo psichiatrico, e per la quale ci scusiamo con la famiglia.
“Un ragazzo sfortunato - ci ha detto poi l’avvocato Vinattieri, da noi interpellata - ma come tanti ce ne sono. Stava prendendo coscienza di quanto era avvenuto, aveva capito di aver sbagliato e voleva anche chiedere scusa, con una lettera, al farmacista. Era un ragazzo fondamentalmente buono. Stava vivendo il carcere come una consapevole espiazione, anche se con grande dolore personale. Per la sua famiglia, e anche per me, il suo gesto è stato del tutto inatteso, improvviso. Il fratello gli aveva fatto visita sabato mattina e non aveva colto alcun segnale di disagio. Non riusciamo a capire il perché del suo tragico gesto”.
La morte del giovane riaccende intanto il dibattito intorno alla situazione del carcere della città. Dall’inizio dell’anno ci sono stati almeno due tentativi di suicidio. Santa Caterina in Brana è uno degli istituti di pena toscani con la più alta densità di detenuti rispetto alla capienza: secondo gli ultimi dati ufficiali della Direzione e divulgati dal Comune di Pistoia i carcerati variano mediamente da 140 a 150, con punte di 157, a fronte di una capacità di accoglienza di 79 unità. La soglia di tolleranza, pari a 90 persone, è ogni giorno abbondantemente superata. In celle di sei metri arrivano a vivere fino a quattro persone, molte delle quali affette da gravi problemi di salute e con tossicodipendenza.
Una serie di questioni che adesso torna alla discussione del Consiglio comunale con un’interpellanza di alcuni consiglieri del Pd. “Il Comune ha competenze limitatissime in materia, ma può fare comunque qualcosa?”, ci si chiede. “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, si ricorda citando la Costituzione dall’Istituto storico della Resistenza di Pistoia.
Gravissime, come più volte denunciato dai sindacati, le carenze di organico della polizia penitenziaria. “Di fronte all’ennesima tragedia - dichiara la segretaria della Camera del lavoro Gessica Beneforti - anche le istituzioni locali si devono impegnare per mettere a punto una risposta immediata all’emergenza carceraria che a Pistoia ha raggiunto livelli non più tollerabili. Chiediamo pertanto l’istituzione urgente di un tavolo di confronto per fare ogni sforzo per la soluzione dei problemi”. “L’intero sistema carcerario sta correndo ormai verso il baratro”, si commenta dalla Uil-Pa penitenziari.
 

 

 

 

 

 

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