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Pistoia: quella terza branda nelle celle “singole” è indice di condizioni di vita inumane PDF Stampa
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Il Tirreno, 14 ottobre 2010

“Come sindacato ci risulta che per l’ennesima volta la terza branda è stata fatale, in quanto ha costituito l’appiglio per compiere questo terribile gesto. Terza branda che più volte abbiamo segnalato sia come pericolosità che come sintomo di una condizione di vita inumana”. Riccardo Palombo, delegato della Cgil-Funzione pubblica per la polizia penitenziaria di Pistoia, punta il dito contro la grave situazione di sovraffollamento della casa circondariale di Santa Caterina.
Sovraffollamento di cui la terza branda, quella che si trova a due metri e mezzo di altezza, a contatto con il soffitto delle celle, rappresenta un simbolo: un appiglio a cui legare un lenzuolo, un disagio in più che spesso può concorrere a spingere verso il suicidio. “Certo, il sovraffollamento è un problema generalizzato nei penitenziari italiani, ma sono i suoi effetti che variano da penitenziario a penitenziario” spiega Palombo. Come a dire: se per Firenze 50 detenuti in più non sono nulla, per Pistoia sono un’emergenza. “Spesso c’è chi in cella è costretto, come accade anche in questi giorni, a dormire per terra o sui tavolini”.
A ciò si aggiunge il problema della carenza di personale: a Pistoia è sotto organico di oltre il 40%. “E questo determina il lavorare al di sotto dei livelli minimi di sicurezza. Con agenti che coprono da due a quattro posti di servizio contemporaneamente”. La Cgil è consapevole che il rispetto della capienza tabellare sarebbe un sogno.
“Di tanto in tanto, il provveditorato regionale dispone il trasferimento di 10-20 detenuti - spiega Palombo - ma dopo dieci giorni siamo al punto di partenza. Una soluzione? Il suggerimento che come sindacato diamo è che ogni volta che si arriva a quota cento non vengano accolti altri detenuti. Noi non possiamo far altro che proporre, dovrebbero essere le autorità competenti, di concerto tra loro, a far sì che questa regola fosse messa in atto. In futuro, sicuramente, intraprenderemo delle iniziative coinvolgendo le istituzioni locali, affinché ognuno si assuma le proprie responsabilità, affinché tutto non debba sempre e comunque ricadere sulla polizia penitenziaria, anche per quanto riguarda gli aspetti di rilevanza penale”.

Costruita nel 1920 è suddivisa in quattro sezioni

La realizzazione della Casa circondariale di Santa Caterina in Brana risale agli anni Venti. I passeggi, uno per sezione, sono scoperti. In caso di maltempo viene utilizzata la palestra. Non c’è un campo sportivo, né stanze per la socialità. Tuttavia l’Istituto è dotato di una palestra, di un laboratorio e di una sala utilizzata come biblioteca ed aula scolastica. Le sezioni detentive sono in tutto 4, compresa la semilibertà. La sezione maggiore, per detenuti comuni, con 3-4 posti doccia per piano e gabinetti con water (diviso con muro e porta): al piano terra, 19 celle di 7,40 metri quadrati; al primo piano, 3 celle da 18 metri quadrati con 2 letti a castello a tre livelli e 5 celle da 28 metri con tre letti a castello a tre livelli. La sezione per collaboratori, ha, al piano terreno, una cella da 3 detenuti e 3 celle singole; al primo piano, 2 celle da 3 ed una piccola. La sezione transito-isolamento ha 4 celle singole per isolamento giudiziario, sanitario e disciplinare; all’occorrenza però le celle sono occupate da più persone (massimo 3). La sezione semilibertà ha un camerone di circa 44 metri.
 

 

 

 

 

 

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