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Padova: sul muro di cinta non ci sono agenti né impianti d’allarme, detenuto evade PDF Stampa
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Il Gazzettino, 14 ottobre 2010

Evasione in stile film americano dalla Casa circondariale di via Due Palazzi. Protagonista un tunisino di trent’anni, Riadh Kouka, in carcere da appena otto giorni per reati legati al mondo degli stupefacenti. Ieri mattina nell’orario riservato alle visite, ha ricevuto i propri genitori. Gli inquirenti stanno ora cercando di capire se siano proprio loro i basisti dell’evasione. Poi è cominciata l’ora d’aria. Ed è scattato il piano di fuga. Dalla sua cella il maghrebino ha preso due lenzuola e le ha legate una all’altra. Poi ha nascosto tutto il necessario nei pantaloni e si è avvicinato ad una rete metallica. L’ha scavalcata con estrema facilità senza che nessuno si accorgesse dei suoi propositi di fuga. A quel punto la parte più difficile dell’impresa. Tra lui e la “libertà”, un muro altro tre metri che costeggia il “camminamento”. Ha tirato fuori dai pantaloni il doppio lenzuolo, ha creato una sorta di cappio artigianale e l’ha lanciato verso un riflettore della luce. Aiutandosi con la corda artigianale si è arrampicato e in pochi secondi era fuori dal Due Palazzi. L’allarme è scattato pochi secondi dopo l’evasione, ma al momento le ricerche hanno dato esito negativo.
Diverse le possibili vie di fuga. La più semplice e allo stesso tempo la più rischiosa è quella dell’autostrada. A duecento metri dalla struttura penitenziaria passa infatti la A4. Non è escluso che il fuggitivo avesse un complice pronto a caricarlo per favorirgli la fuga. Meglio ancora, potrebbe essere stato nascosto in un rimorchio di un camion per evitare possibili posti di blocco della polizia. Tra le altre possibili vie di fuga anche quella attraverso i campi che circondano il carcere. Dalle 12.30 in poi, quindi pochi minuti dopo la fuga, è scattato il piano d’emergenza. La città e l’immediata periferia, sono state letteralmente blindate dalle forze dell’ordine. Polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia locale, anche mediante elicotteri, hanno perlustrato tutte le vie di fuga, fermato centinaia di auto.
In stazione tutti gli extracomunitari presenti sono stati ascoltati per capire se il fuggitivo avesse chiesto appoggio a loro per la fuga. Il primo sopralluogo in carcere è stato effettuato dagli agenti della Squadra mobile, con il supporto della Scientifica che ha ricostruito nei dettagli l’accaduto e interrogato i presenti. Sia i detenuti che le guardie penitenziarie di turno. L’indagine è curata dagli agenti della Squadra mobile. Un centinaio le pattuglie sul territorio. Con la segnaletica di Riadh Kouka in bella mostra per l’eventuale identificazione. Un ricercato che difficilmente può passare inosservato. Capelli lunghi e riccioli, una corporatura magra e il volto scavato. Alto circa un metro e settanta. Gli inquirenti non escludono che abbia già lasciato la città, ma le ricerche sono proseguite per tutta la notte.

Gli agenti: siamo pochi, sicurezza ai minimi livelli

Era detenuto nella Casa Circondariale di via Due Palazzi in attesa di giudizio. Da ieri mattina però del 30enne tunisino arrestato il 5 ottobre scorso perché sorpreso alla stazione ferroviaria con mezzo chilo di eroina si sono perse le tracce. L’extracomunitario, clandestino, è infatti evaso alle poco prima delle 11 dopo avere parlato, durante il colloquio, con i suoi familiari.
Il detenuto, alto un metro e 82 centimetri e del peso di 54 chili, approfittando della sua prestanza fisica e dell’ora d’aria, ha scavalcato la prima rete di recinzione poi, servendosi di alcune lenzuola, è riuscito a issarsi sul muro perimetrale del carcere lanciandosi fuori. Immediata è scattata la caccia all’uomo momentaneamente, però, con esito negativo: del tunisino non c’è traccia. “Per quanto ci riguarda - dice Eugenio Sarno, segretario generale della Uil Pa-Penitenziari - non possiamo che ribadire quanto già più volte denunciato: ovvero che il deficit dell’organico di polizia penitenziaria costringe gli operatori a prestare servizio in condizioni ben al di sotto dei livelli minimi di sicurezza”.
Quindi il sindacalista Uil aggiunge: “Questo significa, come purtroppo è dimostrato dalle 13 evasioni avvenute quest’anno, che chiunque voglia, e quando vorrà, potrà evadere dalle nostre prigioni-groviera, a prescindere dalle capacità e dall’impegno del personale”. E la stessa preoccupazione del sindacalista Uil è espressa anche dai suoi colleghi della Cgil, Alessandro Chiaregato e Salvatore Livorno.
“Con l’evasione, in pieno giorno, dalla Casa Circondariale, ormai si è superato ogni limite - ribadiscono i due esponenti della Cgil - Adesso pretendiamo delle risposte precise. Perché è sempre antipatico dire “lo avevamo detto”, soprattutto quando si tratta di certi argomenti, però da tempo denunciamo l’insostenibile situazione delle carceri di Padova”.
Che secondo Salvatore Livorno e Alessandro Chiaregato “sono strutture al collasso, dove i detenuti sono ammassati e gli operatori del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria costretti a lavorare in condizioni indecenti”. “Dopo questa evasione, avvenuta alla luce del sole - proseguono i due sindacalisti - occorrono misure urgenti se vogliamo evitare il ripetersi di fatti così gravi”. Tanto da sollecitare, urgentemente, non solo un incontro con il sindaco Zanonato e il prefetto Sodano, ma anche l’intervento del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, tra l’altro in visita nella nostra città proprio oggi.
“Al ministro Maroni - concludono Livorno e Chiaregato - chiediamo, in qualità di rappresentante del Governo, l’assunzione di provvedimenti concreti, rifuggendo dal rischio, sempre presente in temi come questo, di cadere nella demagogia o nella facile e scontata propaganda politica”. Intanto, prima dell’estate, era stata anche la Camera penale di Padova a preoccuparsi della situazione delle carceri cittadini depositando un esposto in Procura in cui si chiedeva di monitorare la situazione, soprattutto dal punto di vista igienico-sanitario dato il sovraffollamento nelle celle.

Casellati: sul muro non c’è alcun allarme, ha avuto vita facile

L’ha definita una fuga ottocentesca. Perché quella di utilizzare le lenzuola per scappare dalla galera è una modalità antica. Ma anche lei, che pur conosce dettagliatamente le difficoltà in cui si dibatte il Due Palazzi a causa del sovraffollamento, non pensava proprio che un detenuto potesse scappare con tanta facilità. Elisabetta Casellati, sottosegretario alla Giustizia, nei mesi scorsi si era adoperata per far arrivare a Padova uno stanziamento di 2 milioni di euro per completare la palazzina adiacente la Casa circondariale.
“I lavori stanno andando avanti - sottolinea - ma il problema principale è che il numero delle presenze è elevatissimo, tanto che è stato dichiarato per questo motivo lo stato di emergenza. Non è facile il compito della direttrice, Antonella Reale, che deve organizzare il turnover all’interno della Casa circondariale”. Elisabetta Casellati ricostruisce così quanto è accaduto. “Lo straniero che poi è evaso stava passeggiando distanziato dagli altri per motivi sanitari. Aveva le lenzuola nascoste sotto i vestiti. Non so cosa sia successo, ma è riuscito ad eludere il controllo dell’agente di custodia, forse approfittando di un attimo di distrazione di quest’ultimo, o del fatto che la guardia si è fidata. Purtroppo i poliziotti penitenziari sono pochi e non possono tenere tutto sotto controllo, anche se chi è preposto a tale compito deve farlo con responsabilità. Certo, il detenuto ha avuto vita facile per vari motivi. Innanzitutto è molto agile, perché pesa 59 chili ed è alto 1,82. Inoltre, c’è da considerare che probabilmente sapeva che sul muro che circonda il carcere non c’è né un impianto d’allarme, né un dispositivo antiscavalcamento”.
 

 

 

 

 

 

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