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Immigrazione: Cagliari; dopo la rivolta di lunedì, ieri il Cpa è stato svuotato PDF Stampa
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L’Unione Sarda, 14 ottobre 2010

Il Centro di primo soccorso ed accoglienza di Elmas da ieri è vuoto. O quasi. Ottantadue immigrati, tutti algerini e tunisini, sono stati imbarcati in alcuni aerei e trasferiti nei Centri di identificazione ed espulsione di Gradisca d’Isonzo, nel Goriziano, Bari, Brindisi, Bologna e Torino da dove verranno rimpatriati. Tutti via, compresi dieci degli undici autori della rivolta di lunedì a causa della quale l’aeroporto Mameli è stato bloccato per oltre tre ore.
Un trasferimento-lampo che ha fatto gridare allo scandalo i legali che dovevano difenderli al processo per direttissima in programma tra domani e sabato (è stato diviso in tre tronconi). “Non è stato garantito il diritto alla difesa”, ha denunciato l’avvocato Emanuele Pizzoccheri.
Martedì sera uno dei protagonisti della rivolta, un tunisino, ha tentato di fuggire. Accompagnato al San Giovanni di Dio in sedia a rotelle per la cura delle ferite riportate durante il tentativo di fuga, doveva essere dimesso nel tardo pomeriggio e consegnato ai responsabili della cooperativa che gestisce il Centro che, scortati dalla polizia, l’avrebbero dovuto riportare a Elmas in attesa dell’imbarco. Ma evidentemente tanto zoppo non era se, approfittando della distrazione del medico di guardia, si è allontanato. Una volante della polizia l’ha bloccato in via Santa Gilla e l’ha riaccompagnato a Elmas. Dove si trova tuttora assieme a un altro uomo, padre di alcuni degli undici minorenni trasferiti in una comunità gestita dalle suore nel centro della città assieme alla madre.
Su suggerimento del tribunale dei minori, la prefettura ha deciso di non separare la famiglia. Non è escluso che gli venga concesso l’asilo politico. Tra oggi e domani anche gli ultimi due ospiti dell’ex Caserma avieri saranno trasferiti. Venerdì ci sarà un sopralluogo del prefetto Giovanni Balsamo che verificherà i danni conseguenti alla rivolta. Poi il centro sarà ristrutturato e riaperto nei prossimi mesi “con controlli rafforzati”, come comunicato martedì dal ministero dell’Interno Roberto Maroni.
Sul processo ai fuggiaschi, tuttavia, si addensa qualche nube. Ieri i difensori degli undici immigrati, gli avvocati Emanuele Pizzoccheri, Gabriella Casula, Roberta Balia, Maria Cristina Ximenes, hanno annunciato che ne chiederanno la nullità. “Ieri pomeriggio siamo andati al Centro di Elmas per parlare almeno una volta con i nostri clienti e concordare una linea difensiva”, riferisce Pizzoccheri, che parla anche a nome dei colleghi. “Ma abbiamo scoperto che dentro ne è rimasto solo uno e gli altri sono stati trasferiti. Dunque non potranno partecipare al processo e dire la loro e non ci hanno nemmeno potuto firmare una procura speciale per autorizzare l’eventuale richiesta di rito alternativo che comporterebbe una riduzione della pena. Per questo”, conclude Pizzoccheri, “crediamo che non ci siano le condizioni per celebrare un processo regolare. In sintesi non possono godere dei diritti civili come gli altri cittadini, criminali compresi”.
Esattamente ciò che pensa Roberto Loddo dell’Associazione “5 Novembre”, che chiede l’immediata chiusura del Centro di Elmas “e di tutte le prigioni per stranieri perché i diritti e le regole dentro questi centri cessano di esistere”.
Dura anche la presa di posizione dell’Arci Sardegna, che denuncia, a proposito di diritti, anche le difficoltà ad entrare nel Centro “perché la sospensione del diritto, e della vita umana, non è spettacolo da offrire al pubblico”. L’Arci chiede “una mobilitazione unitaria di tutte le forze democratiche, per rivedere le scelte di un Governo irresponsabile e sottrarre la Sardegna alle politiche della reclusione”.
 

 

 

 

 

 

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