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Immigrazione: dalle associazioni un coro di proteste; “accorciare i tempi di detenzione” PDF Stampa
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di Vladimiro Polchi

La Repubblica, 12 ottobre 2010  

“Riformare tutti i Centri e ridurre i tempi di detenzione”. I “ribelli” di Cagliari incassano un primo risultato: opposizione e associazioni chiedono una “revisione” della politica migratoria del governo. “La rivolta - attacca Emanuele Fiano presidente del forum sicurezza del Pd - è l’ennesimo grave episodio che testimonia una situazione spesso fuori controllo nei centri di prima accoglienza e nei centri di identificazione e ciò dimostra il fallimento di un aspetto fondamentale della politica nei confronti dei flussi migratori.
Il governo ammetta che il modello di gestione dei Cie e dei Cpa, soprattutto dopo che il limite si è protratto fino ai sei mesi, sta fallendo”. “Nei prossimi giorni - aggiunge Marco Pacciotti, coordinatore del Forum Immigrazione del Pd - una delegazione composta da alcuni parlamentari del Pd si recherà a Elmas per incontrare le autorità civili e i responsabili del Cpa, verificare le condizioni delle persone ospitate e capire come risolvere il problema che ormai rappresenta questa struttura. Chiediamo, inoltre, che il governo riferisca in Parlamento sull’accaduto e sulla natura del centro di Elmas”.
Anche per Paolo Ferrero (Federazione della sinistra), i fatti di Cagliari sono “l’ulteriore segno del fallimento delle politiche del governo in materia di immigrazione, basate esclusivamente sulla repressione e sulle espulsioni”. E per Luigi de Magistris (Idv), “questi centri vanno chiusi e il governo non può sfuggire da questa responsabilità, ma soprattutto deve sostenere il lavoro regolare, l’integrazione, la cittadinanza più facile, il voto amministrativo agli stranieri”.
Critiche anche le associazioni. “Il terzo tentativo in soli undici giorni da parte di alcuni immigrati irregolari di evadere dal Centro di prima accoglienza di Elmas, ripropone il tema della utilità dei Centri e la loro effettiva funzionalità. - sostiene Antonio Russo, responsabile immigrazione delle Acli - le condizioni alle quali sono sottoposte le persone ospitate, ma soprattutto il tempo di permanenza che per la normativa vigente è di 180 giorni, richiede una revisione delle legge, che di fatto impone una privazione della libertà attraverso un soggiorno coatto. E tutto questo, se prolungato, può produrre situazioni come quella del Cpa di Cagliari”.
Sulla stessa linea Marco Paggi, avvocato dell’Associazione di studi giuridici sull’immigrazione: “Da un alto si è triplicato il tempo di detenzione, dall’altro non si sono migliorate le condizioni di vita nei Centri. Oltretutto - aggiunge Paggi - al termine di questo percorso, molti degli immigrati trattenuti tornano in libertà. I dati sull’effettività delle espulsioni raccontano infatti di una forchetta tra il 40% e il 60% di migranti che non vengono rimpatriati”.
Intanto, sul fronte immigrazione, si è registrato ieri un botta e risposta a Torino. Da un lato il sindaco della città, Sergio Chiamparino, che ha chiesto di concedere il voto alle elezioni amministrative anche agli stranieri residenti in Italia da almeno 5 anni. Dall’altro, il ministro dell’Interno Roberto Maroni, secondo il quale invece “la Costituzione dice che il diritto di voto spetta a chi ha la cittadinanza, non il permesso di soggiorno e questo è un limite invalicabile”.
 

 

 

 

 

 

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