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Sardegna: da Socialismo Diritti Riforme appello a Napolitano per la sanità penitenziaria PDF Stampa
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Agi, 11 ottobre 2010

“Ci rivolgiamo a lei per rappresentarle una gravissima situazione che se non repentinamente risolta vedrà annullato il diritto alla salute dei cittadini privati della libertà reclusi negli istituti penitenziari della Sardegna”. Inizia così l’appello che i volontari dell’associazione Socialismo Diritti Riforme hanno rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo “un autorevole intervento, a salvaguardia del diritto alla salute sancito dalla Costituzione, anche in considerazione del grande senso di responsabilità che i detenuti stanno dimostrando di possedere in questi lunghi mesi di sovraffollamento e di disagi sfociati purtroppo spesso in atti di autolesionismo anche estremi, come le cronache raccontano quasi quotidianamente”.
In seguito al mancato recepimento da parte della Regione Sardegna del Dpcm dell’1 aprile 2008 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 30 maggio 2008, n. 126) che disciplina “le modalità, i criteri e le procedure per il trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, delle risorse finanziarie, dei rapporti di lavoro, delle attrezzature, arredi e beni strumentali relativi alla sanità penitenziaria”, il Dap - scrive nella lettera la presidente di Sdr Maria Grazia Caligaris - ha bloccato i finanziamenti e ha chiesto ai direttori degli istituti un piano di rientro dalla spese per ciascun carcere.
In assenza di fondi sufficienti, i Direttori hanno provveduto a ridurre i presidi sanitari interni, azzerando di fatto l’ordinaria prevenzione. Le conseguenze - precisa l’appello - sono particolarmente pesanti: sono stati chiusi i centri clinici di Buoncammino e di San Sebastiano, dove erano rispettivamente ricoverate 30 e 10 persone in gravi condizioni. In tutti gli istituti sono state ridotte le visite specialistiche e pressoché abolite le guardie mediche diurne e notturne.
I detenuti-pazienti più gravi saranno trasferiti negli ospedali ma scarseggiando il numero degli agenti di polizia penitenziaria risulterà praticamente impossibile garantire a tutti il piantonamento. Queste necessità inoltre graveranno sui fondi pubblici, in quanto comporteranno un esborso di denaro per far fronte agli straordinari per gli agenti, e sulla sicurezza degli Istituti che risulteranno meno controllati. L’associazione, che con i volontari effettua colloqui in carcere ed è impegnata per il rispetto dei diritti civili dei cittadini detenuti, ha più volte richiamato - conclude Caligaris - l’attenzione sulla vicenda decidendo perfino di inviare esposti-denunce alle procure della Repubblica dei tribunali competenti per territorio ed alla corte dei conti.
 

 

 

 

 

 

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