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Reggio Emilia: all’Opg azzerate le attività per gli internati dopo taglio dei finanziamenti PDF Stampa
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Il Resto del Carlino, 11 ottobre 2010

È la denuncia dei consiglieri regionali di Sel Gianguido Naldi e Gabriella Meo, che hanno visitato la struttura detentiva. Tagliati la cucina comune, il laboratorio delle biciclette e il progetto “pet therapy”.
Azzerate per mancanza di fondi tutte le attività collaterali dell’Opg (ospedale psichiatrico giudiziario) di Reggio Emilia. Lo riferiscono i consiglieri regionali di Sel Gianguido Naldi e Gabriella Meo che oggi insieme all’avvocato di Antigone Elia De Caro hanno visitato la struttura detentiva del capoluogo emiliano. Il taglio dei servizi che erano stati avviati, dall’utilizzo di una cucina comune, al laboratorio delle biciclette, fino al progetto sulla “Pet therapy” - primo caso di riabilitazione con l’ausilio di animali domestici - si aggiunge alla comune ma non per questo meno drammatica condizione di sovraffollamento e carenza di personale nell’Opg.
La struttura accoglie infatti 290 detenuti contro una capienza regolamentare di 135 unità, con il risultato di una concentrazione di tre detenuti in celle di nove, dieci metri quadrati. Per quanto riguarda il personale, su una pianta organica di 121 unità ne operano circa una settantina a fronte di un numero ottimale di personale in servizio che dovrebbe essere di 211. Per tutti i detenuti è disponibile un educatore e mezzo contro i 6 previsti, ma non ci sono stati casi eclatanti di criticità o suicidi e l’uso dei letti di contenzione è diminuito.
“Sono confermati i problemi che già si conoscevano come quello del sovraffollamento che è aumentato e rende la struttura totalmente inadeguata. Il personale non basta e questo è il primo dei problemi: noi lo vogliamo affrontare ragionando sia sulla nuova struttura che dovrebbe nascere a Castelfranco (che dovrebbe liberare 90 posti) sia facendo in modo che le altre regioni facciano la loro parte perché qui ci sono anche detenuti che vengono da fuori e sarebbe dunque auspicabile che anche per ragioni familiari, per stare più vicini ai loro familiari fossero più vicini al loro paese”, commenta il consigliere Naldi.
Altro “problema grosso - prosegue Gianguido Naldi (Sel) - è che tutto il personale sanitario è alle dipendenze dell’Ausl e le due catene di comando non hanno ancora trovato il modo per connettersi veramente in modo sinergico e questo sta creando problemi perché non sempre la struttura carceraria risponde alle sollecitazioni e alle richieste di terapie che provengono dal personale sanitario. Poi ci sono molti servizi che potrebbero dare sollievo alla parte detentiva e non sono utilizzati o per mancanza di fondi, o per mancanza di licenze quindi in effetti la vita è molto più dura di quanto potrebbe essere”.
Prosegue la consigliera Meo: “Ci sono una serie di cose che in passato avevano funzionato molto bene che non sono più possibili: dal semplice uso di una cucina comune in cui le persone recluse potevano cucinare per loro e per altri per motivi legata alla sicurezza, al laboratorio delle biciclette cioè il recupero delle biciclette sequestrate dai vigili nei Comuni che venivano riassemblate e vendute e il ricavato rimaneva alle persone che avevano operato, fino ad arrivare alla “pet terapy”.
Questo era il primo istituto dove si era sperimentata ma ormai i cani sono dentro, ma questo servizio non è più finanziato ed è destinato a finire a fine anno. I cani andranno in canile e l’Opg sarà ancora un po’ più povero di com’era”. Politicamente, conclude Meo, “ci attiveremo immediatamente per cercare di capire se esistono le condizioni per mantenere quelle soluzioni di minima, e cioè per far restare attivi questi laboratori e queste strutture che per chi sta dentro sono un sollievo enorme”.
 

 

 

 

 

 

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