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Cile: sciopero fame indios detenuti, sempre più alta la tensione PDF Stampa
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Ansa, 13 settembre 2010

È sempre più alta la tensione nel mondo politico cileno per lo sciopero della fame condotto da un trentina di indios mapuches incarcerati a causa delle loro violente rivendicazioni delle terre degli avi e giudicati secondo una legge antiterrorismo che risale ai tempi della dittatura di Augusto Pinochet, instaurata nel 1973 con un golpe di cui proprio ieri è ricorso l’anniversario. La legge, mai abrogata, prevede che gli accusati vengano processati sia dalla giustizia civile che da quella militare. Le condizioni di salute dei mapuches detenuti peggiorano e oggi altri due sono stati ricoverati d’urgenza in ospedale. Al momento del loro arrivo una ventina di persone aderenti alla causa degli indios hanno inscenato una protesta che è finita con scontri con la polizia e molti arresti. “Andremo avanti fino alla morte se è necessario”, ha detto oggi Mauricio Huaiquilao, uno dei mapuches in sciopero della fame nel carcere di Temuco, “il governo deve sapere che la riforma della legge antiterrorismo non è nulla per noi, quello che chiediamo è il riconoscimento dei nostri diritti politici, ma non vogliono sedersi con noi a un tavolo per orgoglio e per pressioni dal mondo degli imprenditori”.
“Mi sono accoltellato perché ero pieno di rabbia all’idea che le autorità possano pensare che siamo stupidi e che una modifica alla legge antiterrorismo ci possa trovare d’accordo”, ha detto Elvis Millan, che venerdì scorso era stato ricoverato per essersi procurato ferite all’addome. Intanto oggi la presidente del Ppd (Partito per la Democrazia) Carolina Toha ha riconosciuto che si commise un errore durante i governi di concertazione a invocare la Legge antiterrorismo contro gli indios mapuches. Toha ha invitato il governo ad aprire immediatamente un dialogo con gli indios, per evitare la morte di qualcuno e porre fine a una guerra tra popoli dello stesso paese. Le rivendicazioni dei mapuches riguardano soprattutto sue punti: la devoluzione da parte dello Stato delle proprie terre e lo stop alle concessioni di tali territori alle multinazionali che ne sfruttano il legname. La comunità indigena più numerosa delle nove etnie del Cile punta da anni ad una maggiore autonomia da Santiago, rivendicando il rispetto delle terre ancestrali che - sostengono - sono state svendute alle multinazionali fin dagli anni Ottanta.
 

 

 

 

 

 

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