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Giustizia: dietro le sbarre 56 bambini. Ionta: piccoli numeri per un grande problema PDF Stampa
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Redattore Sociale, 9 settembre 2010

All'inaugurazione della mostra fotografica "Che ci faccio io qui?", il capo del Dap Franco Ionta ricorda: "Questione da risolvere". Il sottosegretario Casellati: "Consenso bipartisan sul disegno di legge". La strada sarà quella della custodia attenuata.
Sono 55 le donne detenute che vivono nei penitenziari italiani insieme ai loro figli di età inferiore ai tre anni: questi ultimi sono in totale 56, distribuiti a macchia di leopardo sull'intero territorio nazionale. Una questione da "piccoli numeri" ma che nasconde "un grande problema", per il quale occorre al più presto trovare una soluzione.
Così il capo del Dap, Franco Ionta, ha illustrato ieri il problema, prima nel corso di una audizione in commissione Giustizia alla Camera e poi nel corso della presentazione della mostra fotografica "Che ci faccio io qui? I bambini nelle carceri italiane", inaugurata ieri sera nella Sala Santa Rita del Comune di Roma. Il numero dei bambini in carcere non è mai stato, nel tempo, superiore alla quota di settanta, e negli ultimi anni ha raggiunto la soglia minima dopo l'indulto, quando il numero scese fino a quota 45. Da allora, è nuovamente in ascesa.
Ionta ha affermato che "di fronte ai numeri della popolazione carceraria, con 68.005 persone detenute, quello dei bambini in carcere potrebbe apparire un problema marginale e limitato", ma che una simile considerazione contrasta con il peso specifico della questione e l'assoluto dovere di fare qualcosa per impedire che bambini così piccoli vivano le restrizioni e le sofferenze del carcere. "L'amministrazione penitenziaria - ha detto - nel rispetto dei ruoli vede con favore un provvedimento del parlamento che prenda in carico questo problema". La via suggerita è quella della custodia attenuata, in strutture nelle quali, pur essendo garantita la sicurezza, non appaiano gli elementi tipici del carcere: i muri di cinta, la sorveglianza armata, il controllo invasivo.
Sull'argomento è atteso nel giro di due settimane in Aula alla Camera l'esame in prima lettura del disegno di legge presentato dall'opposizione e sostanzialmente adottato anche dalla maggioranza per trovare soluzioni al problema. "L'obiettivo del testo - ha detto il sottosegretario alla Giustizia Maria Elisabetta Alberti Casellati - è lodevole: pensiamo alla costruzione di strutture molto simili ad una casa famiglia in cui i bambini possano continuare ad avere rapporti anche con il territorio e con gli altri loro parenti".
Da questo punto di vista, anche se sarebbe più semplice, sarebbe stata scartata l'ipotesi di dedicare tre sole strutture macro - regionali per ospitare tutte le donne con bambini: l'idea di tre case, una a Milano (l'unica già attiva), l'altra a Roma e l'ultima a Palermo, ciascuna rispettivamente dedicata ai casi rilevati al nord, al centro e al sud, viene scartata appunto per conservare la possibilità di un legame con il territorio di riferimento. "Le premesse per l'approvazione del testo sono buone, ci sarà certamente qualche aggiustamento ma non credo che la sostanza sarà mutata: su questo tema - ha detto la rappresentante del governo - non c'è destra o sinistra, ma solo la necessità di trovare le modalità migliori per garantire la serenità dei bambini".
 

 

 

 

 

 

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