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Lettere: tra lassismo e giustizialismo... PDF Stampa E-mail
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L'Unità, 6 gennaio 2014

 

I tossicodipendenti vanno curati e non rinchiusi. Chi ha spacciato piccole quantità non può subire le identiche pene dei grandi trafficanti. L'ultima parte della pena può essere trascorsa ai domiciliari. Per decongestionare le carceri, sovraffollate negli anni dell'idiozia berlusconiana, per l'adozione di stupide leggi di "tolleranza zero". Con "risultati zero" nella diminuzione dei reati.

 

Massimo Marnetto

 

Risponde Luigi Cancrini

 

Giusto. Anche se molto mi ha dato da pensare, prima di Natale, il modo in cui l'essere umano evaso dal carcere di Genova è stato incautamente trasformato, da troppi giornali, in un serial killer che si aggirava, incustodito e pericoloso, fra Genova, Torino e la Francia: dall'interno dello stereotipo che ha costituito per tanti anni il perno della stupidità giustizialista dei berlusconiani che invocano una riforma della giustizia in cui i reati dei poveri debbono essere puniti in modo sempre più severo (e rassicurante). Difficile, davvero, da sinistra affrontare con un minimo di razionalità il problema del carcere senza incorrere nelle accuse opposte di giustizialismo (nei confronti dei Berlusconi) o di lassismo (nei confronti dei poveracci). Finché non si riuscirà, forse, a far crescere l'idea per cui gli errori commessi dagli esseri umani possono e debbono essere corretti tenendo conto delle circostanze, personali, interpersonali e sociali in cui si sono verificati. La pena, osservata da questo punto di vista, potrebbe (dovrebbe) essere considerata come uno strumento fra gli altri di un percorso di "cura" e di cambiamento. Sapendo, magari, che un cambiamento utile è più difficile nel caso dell'evasore fiscale che non si sente colpevole che in quello di chi ha commesso delitti, anche gravi, ed è capace, però, di prenderne coscienza. E di costituirsi: invece di delirare, accusandoli di complotto, sui magistrati.

 

 

 

 

 


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