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Gorizia: "un tetto per chi dorme nei parchi", l'impegno del Garante di detenuti e immigrati PDF Stampa E-mail
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di Francesco Fain

 

 

Il Piccolo, 5 gennaio 2014

 

"Il Tavolo per l'emergenza freddo che ha dato un tetto temporaneo a 48 persone deve essere un punto di partenza, non di arrivo". Lo scandisce chiaramente don Alberto De Nadai, garante del carcere di Gorizia, del Cara e del Cie di Gradisca. "Il freddo arriva ma anche passa e il problema resta", scrive nella sua relazione. Tutto nasce nell'estate del 2012 quando la Comunità cristiana di base segnala all'amministrazione Comunale di Gorizia la mancanza di attenzione alla dignità di quelle persone che giorno e notte stazionano nel Parco della Rimembranza perchè prive non solo di un'abitazione ma anche dei servizi igienici. "Dopo un anno di silenzio, la scorsa estate - spiega don De Nadai - la comunità è tornata ad affrontare il problema. La Croce rossa italiana, attenta a queste persone che, provenienti dai Paesi del terzo mondo non trovavano accoglienza al Cara di Gradisca "per mancanza di posti liberi", mi ha coinvolto al problema. Sono state così individuate 48 persone che, non essendoci posto al Cara, erano costrette a dormire nei parchi cittadini e di Gradisca, sotto i ponti, all'aperto. Il 20 dicembre scorso, la svolta: l'onorevole Giorgio Brandolin, in un incontro A Roma con il funzionario del ministero degli Interni incaricato per l'immigrazione ha ottenuto la soluzione per i 48 in lista d'attesa per il Cara: sono stati immediatamente ospitati, per un mese, all'hotel Internazionale di via Trieste a Gorizia. La Prefettura ha ottenuto, sempre dal ministero, l'assicurazione per le spese (30 euro al dì pro capite). Si sono liberati così dei posti - letto al dormitorio della Caritas e nella parrocchia della Madonnina". Ma sarebbe sbagliato abbassare la guardia. "Il Tavolo - le parole del garante dei detenuti - non deve fermarsi all'emergenza freddo ma, con la Prefettura, bisogna mirare ad un progetto più ampio. L'ospitalità in hotel avrà presto termine. È opportuno muoversi per individuare altre strutture di accoglienza: il Pacassi? Il Nazareno di via Brigata Pavia? Il convento dei frati di Cormons? Il Contavalle? L'albergo "Al Pellegrino" di Gradisca? La casa di via IX agosto? Don Paolo Zuttion della Caritas è stato incaricato di verificare le suddette opportunità, quindi ci ha ragguagliato sugli sviluppi. Il Contavalle è impossibilitato ad ospitarli: ci sono difficoltà insuperabili di natura strutturale per separare maschi e femmine; al Nazareno ci possono essere delle possibilità di ospitalità ma solo per un certo numero, sia con qualche modifica nella struttura maggiore, sia nelle tre casette libere del parco. Il discorso è aperto, non, però, per 50 persone; l'albergo "Al Pellegrino" di Gradisca potrebbe ospitare una decina di persone; per la casa di via IX agosto di proprietà dell'Azienda sanitaria bisogna aspettare il rientro dalle ferie del direttore Cortiula: da notare che in quella struttura c'è solo un bagno; l'hotel Trieste di Gradisca sta per chiudere ma si potrebbe chiederlo in affitto". Rivela don De Nadai: "La canonica della parrocchia Santo Spirito in Gradisca ha aperto una forte discussione. Tra i componenti del Tavolo c'era un po' di confusione tra "emergenza freddo" e "ospitalità a bassa soglia" non riservata a quelli del Cara ma per coloro che vivono all'addiaccio. Si è deciso che la canonica potrà accogliere queste ultime persone. L'edificio ha bisogno però di una lieve ristrutturazione: impianto elettrico, stufe per il riscaldamento, un servizio igienico. Dopo aver stipulato i relativi documenti, contratto e recepito i soldi per i lavori, la struttura potrebbe essere gestita da volontari come succede già per il dormitorio della Caritas. La cittadinanza, però, dovrebbe essere messa subito al corrente di questa iniziativa riservata a quelle persone che già vivono sul territorio. Attualmente nell'emergenza freddo ci sono tre persone le quali, però, non rientrano nelle 48 che il Cara non può ospitare. Il problema, allora, coinvolge i Comuni. Da qui l'opportunità di interessare i due ambiti della Provincia. Bisogna partire da questa esperienza di Gradisca per poi coinvolgere anche Gorizia". Un'osservazione finale: "I 48 ospiti dell'hotel si stanno comportando molto bene: sono educati, rispettosi, curano la loro persona e la loro stanza. Hanno un buon rapporto con il personale della Cri e anche con tutte le persone che si occupano di loro".

 

Oggi in carcere ci sono 22 persone

 

Don Alberto De Nasai affronta anche un altro problema nella sua approfondita relazione di garante dei detenuti e degli immigrati di Cie e Cara: ed è relativo alla carcere di Gorizia. "Da ottobre - scrive - sono iniziati i lavori di ristrutturazione di parte della casa circondariale di Gorizia. Quasi tutti i detenuti definitivi sono stati trasferiti in altre carceri del Triveneto per terminare la pena. Sono rimasti una ventina (ad oggi sono 22). Questi trasferimenti non permettono agli operatori di svolgere il loro lavoro di rieducazione e di reinserimento dei detenuti, come prevede la Costituzione, ma anche taglia dei diritti fondamentali ai detenuti stessi quali il rapporto con i propri familiari. Senza dimenticare la stanchezza dei familiari causata dal disagio di un lungo viaggio e dalle lunghe attese, con bambini piccoli e poi le umiliazioni delle perquisizioni. I colloqui sono un diritto per i detenuti e, per i familiari, anche una risorsa possibili. Così al detenuto resta soltanto da scontare la pena".

 

 

 

 

 


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