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Teramo: ennesimo tentativo di suicidio, sventato dalla polizia penitenziaria PDF Stampa
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Asca, 29 agosto 2010

Questa notte presso la casa circondariale di Teramo soltanto la solerzia e la tempestività dell’agente di servizio hanno impedito la morte di un detenuto che ha tentato il suicidio mediante impiccagione - a darne notizia è Angelo Urso Segretario nazionale Uil Pa Penitenziari.
“Bisogna dare atto alla professionalità dell’agente di Polizia Penitenziaria - continua Urso - che insospettito dall’atteggiamento del detenuto ha scrupolosamente ripetuto un controllo visivo effettuato poco prima e questo a permesso di salvare la vita al detenuto che ora si trova ricoverato in rianimazione presso l’ospedale della città”. L’agente, praticamente, durante il giro di controllo effettuato alle ore 24:00 all’atto di sostituire il collega smontante ha trovato il detenuto in questione sveglio e il breve colloquio che ha intrattenuto con lui evidentemente a fatto scattare il sospetto di qualcosa di strano. Terminato il giro di controllo, infatti, ha rifatto un controllo all’interno della cella sospetta ed ha trovato il detenuto che aveva appena compiuto l’insano gesto.
“Il detenuto evidentemente era determinato - afferma il segretario nazionale della Uil Pa Penitenziari - in quanto la dinamica lascia presupporre che ha atteso il controllo delle ore 24:00 convinto che poi l’agente non sarebbe più ripassato prima di 30/40 minuti e quindi avrebbe avuto il tempo necessario per mettere in atto il tragico proposito”. Questo episodio fa seguito a quello dell’altro ieri sera avvenuto all’interno della casa circondariale di Voghera dove un detenuto calabrese di 55 anni ha tentato di impiccarsi senza riuscirci grazie all’intervento tempestivo del personale di Polizia Penitenziaria. “Il susseguirsi di eventi critici all’interno degli istituti penitenziari - conclude Urso - sottopone il personale di Polizia Penitenziaria ad uno stress psico-fisico che, inevitabilmente, inciderà negativamente su di essi. È giunto il momento che qualcuno si faccia carico della sindrome di burnout che colpisce chi esercita professioni come la nostra in situazione di eccessive pressioni psicologiche, ma anche il sistema penitenziario attraverso la sua organizzazione del lavoro”.
 

 

 

 

 

 

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