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Giustizia: Osapp; urgente “passaggio” della Polizia penitenziaria al Ministero dell’Interno PDF Stampa
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Il Velino, 24 agosto 2010

“Qualsiasi cosa ne dicano i sindacati che hanno tutto l’interesse a mantenere l’attuale status quo nel ministero della Giustizia, a ragion veduta, per la sopravvivenza del Corpo e per ottimizzare il funzionamento degli istituti penitenziari, è ogni giorno più urgente il passaggio della polizia penitenziaria alle dipendenze del ministero dell’Interno”.
Questo il commento di Leo Beneduci segretario generale dell’Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria) alla notizia della pubblicazione, quest’oggi sulla Gazzetta Ufficiale, del bando di concorso per 1.600 agenti della polizia di Stato. “Anche se l’organico della polizia di Stato è più di due volte il nostro e sussiste la disponibilità di maggiori risorse anche economiche - sostiene il leader dell’Osapp - è di tutta evidenza che in quel dicastero rispetto al ministero della Giustizia, i risultati si perseguano con costanza e l’organico del personale venga potenziato con priorità assoluta, nell’interesse della collettività e degli stessi operatori di polizia”.
Secondo il segretario Osapp, infatti, “è sotto gli occhi di tutti che nonostante l’emergenza penitenziaria sia diventata quella di maggiore rischio per la sicurezza dei cittadini (68211 presenze detentive per 44585 posti disponibili alle 17 di ieri) nella polizia penitenziaria da più di un anno non ci sono nuovi bandi di assunzione, mentre prosegue la favola delle 2.000 unità in più che, se e quando ci saranno, tenuto anche conto di coloro che stanno andando in pensione anche per infermità da stress, colmeranno non oltre il 30 per cento delle carenze esistenti nel Corpo. Vista la persistente inadeguatezza politica e il progressivo impoverimento che contraddistingue la gestione della polizia penitenziaria e delle carceri - conclude Beneduci - il dubbio che ogni giorno si consolida è che per gli istituti di pena si voglia fare altro e che l’ipotesi di una forte volontà di privatizzare i servizi e la vigilanza interna, a esempio nelle nuove strutture del cosiddetto piano carceri, non sia affatto remota”.
 

 

 

 

 

 

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