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Modena: prodotti biologici di stagione... coltivati in carcere, venduti fuori PDF Stampa
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Redattore Sociale, 24 agosto 2010

Secondo anno per il mercato contadino fuori dal carcere S. Anna, progetto del gruppo Carcere-città. Ne parla la presidente Paola Cigarini: “E' un modo per far incontrare gli abitanti del quartiere”.
Far vedere il carcere e realizzare un tramite tra il dentro e il fuori. Paola Cigarini, presidente di Carcere-città, gruppo che dal 1986 si occupa dei detenuti della Casa circondariale S. Anna, spiega così la scelta di realizzare un mercato contadino con i prodotti coltivati all’interno del carcere. “Gli orti di S. Anna”, così si chiama il progetto, nasce nel 2009 in occasione della “Festa dei vicini” organizzata dal Comune per creare un momento di aggregazione tra gli abitanti del quartiere. “Anche il Sant’Anna fa parte del quartiere e il nostro obiettivo era farlo conoscere ai suoi vicini”. Aprire le porte del carcere, togliendolo dall’isolamento, e farvi entrare la città, perché lo riconoscesse come una parte di sé.
Il mercato contadino è diventato, quindi, il punto di contatto tra detenuti e cittadini. Da giugno a ottobre, l’ultimo sabato del mese (il prossimo appuntamento è il 28 agosto), i volontari di Carcere-città sono all’esterno del carcere per vendere i prodotti coltivati al suo interno. Insieme a loro due detenuti che lavorano in condizione di semilibertà dentro il Sant’Anna, “persone come noi che si confondono con i volontari e che la gente non riconosce come detenuti”.
Sono una decina (su 450) i detenuti che lavorano la terra al Sant’Anna. Ortaggi e miele i prodotti, rigorosamente biologici e di stagione, che offrono al mercato. “Queste persone stanno facendo un percorso importante – afferma la presidente di Carcere-città – : apprendono un mestiere e imparano le regole del lavoro. Inoltre, crescere una pianta e curarla giorno per giorno spinge a riflessioni di altro tipo nel rapporto con il prodotto”.
Pur essendo centrale, il quartiere che ospita il S. Anna è sprovvisto di negozi e i suoi abitanti hanno apprezzato la presenza di un mercato di prodotti biologici da raggiungere a piedi o in bicicletta. “Ci hanno accolti in modo positivo – racconta Cigarini – e non ci sono mai stati atteggiamenti ostili, reazioni sciocche o domande indiscrete. Anzi, ormai ci conoscono e con alcuni siamo diventati amici”.
Certo non mancano le difficoltà, legate in particolare al carattere di non continuità che è insito in tutte le attività carcerarie, ma per i detenuti “gli Orti di S. Anna” rappresentano comunque un’occasione per uscire dalla propria cella e confrontarsi con l’esterno. “Anche se – conclude Cigarini – a loro piacerebbe poter consumare ciò che producono anche nella mensa del carcere”.
 

 

 

 

 

 

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